Buonarroto. — Michele scarpellino[105] è venuto qua a stare meco e àmmi richiesto di cierti danari per le sue giente costà: e' quali io te gli mando. Però subito va' a Bonifazio, e lui ti darà ducati quatro largi, e dàgli a Meo di Chimenti scarpellino[106] che lavora nell'Opera,[107] e dàgli e dàgli[108] la lettera che fia con questa, che va a lui, e fatti fare una fede di sua mano, come e' gli à ricievuti da me per Michele: e màndamela.
Il detto Michele m'à ditto come tu gli ài mostro che ài speso a Settigniano circa sessanta ducati. Io mi ricordo che tu me lo dicesti anche qua a tavola, che avevi speso del tuo dimolti ducati. Io feci le vista di non ti intendere e non mi maravigliai niente, perchè io ti conosco. Io credo che tu gli abbi scritti e che tu ne tenga conto per potercegli un dì domandare. E io vorrei sapere dalla tua ingratitudine con quali danari tu gli ài guadagniati; l'altra vorrei sapere, se tu tien conto di quegli dugiento venti otto ducati che voi mi togliesti da Santa Maria Nuova, e di molte altre centinaia che io ò speso in casa e in voi, e de' disagi e degli stenti che io ò avuti per aiutarvi. Vorrei sapere, se tu ne tien conto. Se tu avessi tanto intelletto che tu conosciessi el vero, tu non diresti: io ò speso tanto del mio: e anche non saresti venuti qua a sollecitare con meco il fatto vostro, vegiendo com'io mi sono portato con voi pel tempo passato; anzi àresti detto: Michelagniolo sa quello che e' ci à scritto, e se e' non lo fa così ora, debe aver qualche impedimento che noi non sapiàno: e star pazienti: perchè e' non è bene spronar quello cavallo che corre quanto e' può, e più che e' non può. Ma voi non m'avete mai conosciuto, e non mi conosciete. Idio ve lo perdoni! perchè lui m'à fatto la grazia che io rega a quello che io rego, overo ò retto, acciò che voi siate aiutati: ma lo conoscierete quando non m'àrete.
Io t'aviso come non credo poter venire questo setembre costà, perchè sono sollecitato i' modo i' modo[109] che io non posso aver tempo da mangiare. Idio voglia che io possa reggiere: però io voglio, com'io posso, fare la procura a Lodovico, com'io scrissi: chè io non l'ò mai dimenticato, e vogliovi mettere i' mano mille ducati d'oro largi, com'io v'ò promesso, a ciò che cogli altri che voi avete, voi cominciate a fare da voi. Io non voglio niente di vostri guadagni, ma io voglio esser sicuro che in capo di dieci anni, voi, vivendo io, mi consegniate in robe o in danari questi mille ducati, quand'io gli rivolessi; che non credo che questo abia a venire; ma quando mi venissi il bisognio, io gli possa riavere, come è detto. E questo sarà un freno a voi, che vo' non gli manderete male: però pensate e consigliatevi e scrivetemi come voi volete fare. E' quattrociento ducati che voi avete di mio, voglio che si dividino in quatro parte, e che e' ne tochi ciento per uno: e così ve gli dono. Ciento a Lodovico, ciento a te, ciento a Giovansimone, e ciento a Gismondo; con questo con questo,[110] che voi non possiate farne altro che tenergli insieme in sulla bottega. Non altro. Mostra la lettera a Lodovico, e resolvetevi di quello che volete fare, e assicuratemi, come v'ò scritto. A' dì trenta di luglio. Abbi a mente di dare e' danari che io ti mando di Michele.
Michelagniolo scultore in Roma.
(Dietro, di mano di Buonarroto.)
1513; da Roma, a dì XI d'agosto: de' dì 30 di luglio ricevuta.
(Di mano di Lodovico.)
De' 100 ducati dà a' sua frategli e a me, che non gli ebbi mai.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (31 di marzo 1515).