A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io t'avisai pel passato come avevo ricievuto e' danari da' Borgerini: ancora ti scrissi com'io volevo presto levare el resto: però se ti pare da dare un toco allo Spedalingo, come infra quindici me ne bisognia un'altra parte, mi farai piacere. Intesi come la lettera che io ti scrissi per Filipo,[118] à giovato allo sgravo: n'ò avuto piacere. Quando sarà di qua lo ringrazierò. Non altro. Non ò tempo da scrivere.

Michelagniolo in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, (1 d'agosto 1515).

CI.

A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.

Buonarroto. — Io ò visto per la tua ultima come stanno e' danari, e' libro e le carte: òll'avuto caro, benchè ò fantasia di levarnegli presto, come t'ò scritto: e quando sarà tempo t'aviserò. In questa sarà una che va a Michele: fa' di dargniene. Io non gli scrivo, perchè io non sappi che gli è pazo, ma perchè io ò di bisognio d'una certa quantità di marmi e non so come mi fare. A Carrara non voglio andare io, perchè non posso, e non posso mandar nessuno che sia el bisognio, perchè si e' non son pazi, e' son traditori e tristi; come quel ribaldo di Bernardino[119] che mi peggiorò cento ducati in quel che gli stette qua, sanza l'essere ito cicalando e dolendosi di me per tutto Roma: che l'ho saputo, poi che io son qua. Egli è un gran ribaldo: guardatevi da lui come dal fuoco, e fate che non entri in casa per conto nessuno. Sono uscito di proposito. Non m'acade altro. Darai la lettera a Michele.

Michelagniolo in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, 4 d'agosto (1515).

CII.