Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.

De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.

E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.

[420] In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.

[421] Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.

[422] Lib. 8, cap. 112.

[423] Deletu per delectu. Sine deletu personarum, senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.

[424] Morula per Mora.

[425] Emendis, espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.

[426] Piuttosto fulguribus, che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.