[406.] Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 122 verso; MS. C, tomo IV, fog. 191 recto; Nowairi, presso Di Gregorio Rerum Arabicarum, p. 3, 4, e versione del Caussin, p. 10, 11; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 103 a 105.
[407.] Riadh-en-nofûs, MS., nella vita di Ased-Ibn-Forât, MS., fog. 28 recto e verso.
[408.] Εὺφήμιος ed Εὺθὺμιος pronunziati Evfimios ed Evthimios, poichè in tutto il medio evo, come in oggi, e anche nell'antichità, i Greci pronunziavano la η, come la υ e l'ι; le quali lettere si trovano scambiate nella più parte dei MSS. Anche i copisti greci soleano scrivere cotesti due nomi l'uno per l'altro, come si vede dal Cedreno, edizione di Bonn, tom. II, p. 795.
[409.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 26 recto; Ibn-Abbâr, MS., fog. 148 verso.
[410.] Riadh-en-nofûs, e Ibn-Abbâr, II. cc.
[411.] Questo fatto si ritrae da Ibn-Khaldûn, il quale con lieve anacronismo intitola Ased cadi in quel tempo, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, ediz. di M. Des Vergers, testo p. 35, e versione p. 92, dove mi par che debba sostituirsi la voce minacce alla frase offrir des présents. In luogo di Mogiâled forse si dee leggere Mokhâled, secondo il Nowairi, Conquête de l'Afrique, in appendice alla Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, trad. di M. De Slane, tomo I, p. 400 e 405.
[412.] Il fatto della elezione e di chi la consigliava si legge nel Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 recto. Vi si nota altresì che avanti Ased e Abu-Mohriz non si fossero mai visti due cadi a un tempo in una capitale. Parmi che nè anco se ne incontri esempii altrove. Vi furon bene nei tempi posteriori in una stessa città quattro cadi, ma delle quattro scuole diverse che viveano insieme in pace. Il Baiân, tomo I, p. 89, porta anco la destinazione di Ased a cadi l'anno 205, e la novità dell'esempio.
[413.] Harun-Rascid riordinò la magistratura e istituì il Kadi-'l-Kodâ, ossia cadi dei cadi, supremo giustiziere dello Stato, sedente nella capitale. Verso quel tempo i magistrati e giuristi ebbero una divisa lor propria. Veggasi Hamilton, Hedaya, tom. I, p. XXXIV.
[414.] Al dire d'Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 29 verso, il califo Mehdi, nella fierissima sua persecuzione contro i Zindîk in Oriente, creò un inquisitore apposta, intitolato Sâheb-ez-zenâdika, l'anno 198 (794-5). Furonvi molti mandati al patibolo e gran copia di libri dati alle fiamme. Zindîk significa in generale miscredente, scettico, ateo; ma par che in principio questa appellazione siasi data ai Manichei, forse anche ai Guebri, e si vuole nata dal nome del linguaggio zend e del libro sacro degli antichi Persiani, il Zendavesta.
[415.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 29 recto. Quivi si nota che i due cadi seguirono la opinione dei giuristi dell'Irak e l'altro consultore quella dei giuristi di Medina. Que' discepoli di Malek si appigliarono dunque alla decisione più mite di Abu-Hanîfa più tosto che a quella del loro maestro. Su la prima veggasi l'Hedaya, tomo II, lib. IX, cap. IX, p. 225. La seconda è sostenuta dal compilatore del Riadh-en-nofûs, scrupoloso Malekita.