[416.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 verso. Il caso di coscienza era: an fas esset balneum intrare cum cunctis pellicibus suis nudis. Abu-Mohriz sostenea esser lecito al signore di guardarle da capo a piè, ma non ad esse quod vicissim pudenda conspicerent.
[417.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 recto.
[418.] Ibn-Abbâr, MS., fog. 148 verso.
[419.] Ibn-Abbâr, loc. cit.
[420.] La biografia di Ased si ritrae tutta dal Riadh-en-nofûs e da Ibn-Abbâr, che ho citato. M. Des Vergers, in nota a Ibn-Khaldûn, p. 105, ne ha fatto un cenno preso dalle medesime sorgenti; dal quale se io differisco in qualche parte, è che mi è parso interpretare in altro modo i testi e i fatti. Il Conde, Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 75, ha tradotto, al solito suo con errori, lo squarcio di Ibn-Abbâr. Tra gli altri, ei fa Ased congiunto (deudo) di Ibrahim-ibn-Aghlab.
[421.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 123 recto; MS, C, tom. IV, fog. 191 recto.
[422.] Theophanes continuatus, lib. II, cap. 27, p, 82.
[423.] Si ritrae dalla discussione di dritto riferita nel Riadh-en-nofûs; poichè gli ambasciatori dei quali vi si fa menzione non poteano esser que' di Eufemio, sostenendo non essere stata violata la tregua dal governo di Sicilia.
[424.] Soleiman-ibn-Amrân, presso il Riadh-en-nofûs, fog. 28 recto. Soleiman sedè tanto in questa adunanza, quanto in quella dell'813, nella quale era stata promulgata la tregua. Il versetto del Corano citato da Ased è il 133 della sura III; ma il testo che corre oggidì ha una lezione inferiore d'assai alla variante di Ased, dicendo più rimessamente: “Non vi sbigottite nè vi attristate; chè avrete il primato, se sarete credenti.” Il patto della tregua, come lo riferisce lo stesso Soleiman (veggasi il Lib. I, cap. X, p. 229) portava assolutamente l'obbligazione di lasciare andar liberi dalla Sicilia tutti i Musulmani che il volessero. Tuttavia è probabile che si fosse stipolata, per reciprocità, qualche clausola analoga a quelle della legge musulmana. Secondo questa uno straniero infedele venuto a mercatare come Mostamîn, ossia guarentito da una permissione in buona forma, può dimorare un anno senza molestia. Scorso il qual tempo, è costretto a pagare la gezia come gli dsimmi, ossiano sudditi infedeli, e dopo qualche tempo può essere al par di quelli ritenuto nel paese. Veggasi Hamilton, Hedaya, lib. IX, cap. VI.
[425.] Ahmed-ibn-Soleiman, presso il Riadh-en-nofûs, fog. 28 recto.