La prima, intitolata Kharîdat el-Kasr etc. (La perla del palagio ec.), è antologia dei poeti arabi del XII secolo e d'alcuni più antichi, della quale quasi mezzo volume è destinato ai poeti siciliani. Delle loro opere Imad-ed-dîn altre raccolse dassè, altre cavò dalle antologie dei Siciliani Ibn-Bescirûn e Ibn-Katâ' e dello spagnuolo Abu-s-Salt-Omeîa, dei quali si è fatta menzione nella prima parte di questa Tavola. Negli altri volumi di Imad-ed-dîn si trovano qua a là poesie di Siciliani o scritte in Sicilia, e fino un'elegia per la morte d'un figliuolo di re Ruggiero. Di ciascun poeta Imad-ed-dîn dà un cenno biografico e critico e squarci di poesie o prose rimate. Tutti insieme, que' ricordati nella Kharîda che appartengono alla Sicilia, son sessantotto poeti; il testo dei quali prenderebbe da 120 pagine in-8º, e quel dei soli cenni biografici che mi propongo di dare, farà sedici pagine. La Kharîda, composta di molti volumi, il numero dei quali varia secondo le diverse copie[68], va divisa in quattro parti. 1º Poeti dell'Irak, MS. di Leyde 21 A, e MSS. di Parigi Ancien Fonds 1447 e 1373. 2º Poeti di Persia, MS. di Oxford e MSS. di Leyde 21 B e 348 Warner. 3º Poeti di Siria, rive dell'Eufrate, Asia Minore ed Arabia. MS. di Leyde 348 Warner in parte, e di Parigi Ancien Fonds 1414 in parte. 4º Sezione 1, Egitto, MS. di Parigi Ancien Fonds 1374: Sezione 2, Sicilia, ed Affrica, MS. di Parigi Ancien Fonds 1375, e MS. di Londra, British Museum, Rich. 7393, che son l'uno e l'altro il volume XI di due copie analoghe; Sezione 3, Spagna, MSS. di Parigi, Ancien Fonds 1376 e Suppl. Arabe 1051.
All'altra opera Imad-ed-dîn, orgogliosamente diè il titolo di El-Feth el-Kosi fi l-Feth el-Kodsi, che sarebbe come a dire “Pezzo di eloquenza ciceroniana sul conquisto di Gerusalemme,” perocchè Kos, vescovo cristiano contemporaneo di Maometto, era tenuto il sommo oratore degli Arabi. L'autore in fatti, descrivendo quella impresa di Saladino, rincalza metafore, e vocaboli insoliti, e frasi bizzarre, e sonanti parole, oltre il solito suo stile, ch'era abbastanza ampolloso. In questo pezzo di eloquenza occorre la non felice espedizione dell'ammiraglio Margaritone, mandato da Guglielmo il Buono su le costiere di Siria con l'armata Siciliana. Son due capitoli, che ho tratto dai MSS. di Parigi Ancien Fonds 714 e 715. Veggansi su l'autore: M. Reinaud, Extraits des Auteurs Arabes..... relatifs aux Croisades, Introduzione, p. XVII e XVIII, e Ibn-Khallikân, l. c.
XXIX. Malek-Mansûr principe di Hama in Siria, scrisse, il 1205, l'Akhbâr el-Molûk..... fi Tabakât es-Scio'arâ (Notizie regie su i varii ordini di poeti), del quale la Biblioteca di Leyde possiede una copia contemporanea. Il prof. Dozy me ne ha mandato un breve estratto relativo a tre poeti siciliani. Su questa opera veggasi il catalogo del Dozy stesso, tom. II, p. 288, nº DCCCLXXXIV.
XXX. Herawi (Ali-ibn-abi-Bekr), nato a Mosûl, detto giustamente Sâih, ossia il Pellegrinante, capitò tra i suoi viaggi in Sicilia dopo il 1173, e morì ad Aleppo il 1215. Nell'opera intitolata Kitâb el-Asciârât ec. (Libro che addita i luoghi di pellegrinaggio) ei dà una notizia dell'Etna, della quale il signore Samuel Lee pubblicò testo e versione inglese, in nota ai viaggi d'Ibn-Batuta[69]. Su l'autore si vegga Reinaud, Géographie d'Aboulfeda, Introd., p. CXXVII a CXXIX.
XXXI. Ibn-Giobair (Abu-Hosein-Mohammed-ibn Ahmed) della tribù arabica di Kinâna, nacque a Valenza il 1145; fu di passaggio in Sicilia da dicembre 1184 a febbraio 1185; e nel racconto dei suoi viaggi, intitolato Rehla el-Kinâni, scrisse importanti notizie su la condizione de' Musulmani dell'isola. Il MS. si trova nella Biblioteca di Leyde. Avuta dal professore Dozy una copia dello squarcio che risguarda la Sicilia, io ne diedi il testo e la versione francese nel Journal Asiatique, IV série, tomo VI, p. 307, e tomo VII, p. 73 e 201, (1845 e 1846), e poi la sola versione italiana nell'Archivio Storico Italiano, vol. IV, appendice nº 16, (1847). Mutò alcune lezioni del testo e alcune frasi della versione, lo Sceikh Mohammed Ailad-et-Tantawi, il primo arabista d'Oriente; al qual fine ei scrisse una lettera a M. Mohl dell'Istituto di Francia, inserita nel Journal Asiatique, IV série, tomo IX, p. 351, (1847). Il sig. W. Wright ha testè pubblicato molto correttamente e con belle note, tutto il viaggio d'Ibn-Giobair, del quale ci promette una versione inglese[70].
XXXII. Ibn-Hammâd (il cadi Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Ali) affricano, nel 1220 compilò, sul Târîkh-el-Kodhâ'i e su opere che noi non abbiamo, una Cronica, intitolata: Nabdat el-Mohtâgia fi Akhbâr Molûk Sanhâgia (Cenno di quanto occorre sapere dei fatti dei re sanhagiti). Il capitolo che tocca la dominazione fatemita in Affrica, dà alcuni particolari su la storia di Sicilia. Il MS., piccolo in-4 di scrittura affricana, appartiene a M. Cherbonneau, il quale ha dato in parte la versione francese nel Journal Asiatique, IV série, tomo XX, p. 470; e con somma cortesia mi ha mandato a Parigi il MS. originale, ond'ho cavato gli squarci che fanno al nostro argomento. M. De Sacy, non avendo veduto quest'opera, ne attribuì a Ibn-Hammâd (Chrestomathie Arabe, tomo II, p. 296) un'altra, di cui or si conosce il vero autore.
XXXIII. Abd-el-Wâhid (Abu-Mohammed-ibn-Ali) da Marocco, nato il 1185, dettò nel 1224 una Cronica intitolata: El Mo'gib fi Takhlîs Akhbâr el Moghreb (Maravigliosa Critica sugli avvenimenti dell'Occidente), testo stampato dal Dozy[71], il quale, avanti la pubblicazione, me n'avea inviato un capitolo su la pace fermata tra Guglielmo Secondo di Sicilia e il califo almohade Abu-Ia'kûb. Ho fatto uso di questo e di qualche altro cenno su la storia degli Almohadi.
XXXIV. Jakût schiavo greco vivuto in Siria, Mesopotamia e Persia, e morto il 1229; compilò due dizionarii geografici, l'uno dei quali, intitolato il Mosctarik etc. (Omonimie geografiche), è stato pubblicato dall'infaticabile sig. Wustenfeld[72], ed io me trarrò i pochissimi articoli risguardanti la Sicilia. Dell'altro, che s'addimanda Mo'gim el-Boldân (Ortografia de' nomi geografici), v'ha due MSS. in Inghilterra, l'uno incompleto a Oxford, Catalogo, tom. I, p. 201, ni CMXXVIII e CMXXIX, l'altro quasi compiuto al British Museum in due volumi, ni 16,649 e 16,650. Il Mo'gim propriamente è dizionario di erudizione relativa ai varii paesi. Per favore del sig. W. Wright io ho avuto copia dagli articoli del MS. di Oxford relativi alla Sicilia; e ben mi prometto di compiere cotesti estratti col MS. del British Museum. Infine ho avuto alle mani il noto compendio del Mo'gim che si crede fatto dall'autore medesimo e postillato da scrittori più moderni, e porta il titolo di Merâsid el-Ittilâ' ec.[73]. Ne ho percorso un esemplare, quello cioè di Leyde, MS. 295, del quale la Biblioteca di Parigi ha una copia moderna, Suppl. Arabe 891. Il professore Juynboll di Leyde ha cominciato a pubblicarne il testo.
XXXV. Ibn-el-Athîr ('Izz-ed-dîn-Abu-l-Hasan-Ali) nacque il 1160 di nobile famiglia arabica nella città di Gezîra in Mesopotamia; in gioventù combattè le guerre di Saladino e compiè missioni politiche a Bagdad: ma poi amò meglio chiudersi in casa a Mosûl, seppellirsi tra i libri, e non conversare con altri che gli eruditi cittadini e stranieri che andavano a trovarlo. La passata vita pubblica, il secolo delle Crociate, e, perchè no? le ruine di Ninive ch'ei potea vedere ogni dì, inchinarono l'ingegno suo alla storia. Morì il 1223. Scrisse varie opere; e tra quelle il Kâmil el-Tewârîkh, o, diremmo noi, Compiuto lavoro storico.
E in vero non è indegno del titolo; e tanto esso vale per l'Oriente, dal principio del settimo al principio del decimoterzo secolo, quanto sarebbero per la patria nostra nel medio evo gli Annali del Muratori, se fosse perduta la più parte del Rerum Italicarum Scriptores. Principia il Kâmil con un succinto discorso su la dignità della Storia; espone la cronografia seguíta dalle varie nazioni; tocca sommariamente le dominazioni antiche: Ebrei, Persiani, Arabi, Romani, e i primordii del Cristianesimo; e, venendo a Maometto, prende a narrare alla distesa le geste del Profeta e dei Musulmani. Dal principio dell'egira fino all'anno 628 (1230-31), l'autore tien quest'ordine che, anno per anno, nota gli avvenimenti di maggiore rilievo, in tanti capitoli separati: e registra alla fine di ciascun anno i casi di poca importanza e le notizie necrologiche, in un capitoletto intitolato “Ricordo di fatti diversi.” Del resto, Ibn-el-Athîr non segue il metodo cronologico sì servilmente che non raccolga nei grandi capitoli tutte le vicende d'un medesimo fatto accadute prima o appresso. Per esempio, il conquisto musulmano della Sicilia va nell'anno 212 dell'egira, quando sbarcò lo esercito musulmano a Mazara; ma il racconto incomincia con la rivolta di Eufemio, cioè uno o più anni avanti, e finisce al 223. Similmente la narrazione del conquisto normanno, posta nel 484, esordisce da quella che Ibn-el-Athîr credea la prima cagione di decadenza del principato kelbita nel 388; e si prolunga fino alla morte del conte Ruggiero nel 490 e agli ordinamenti politici di re Ruggiero. Lo stesso potrebbe notarsi in cento e cento altri luoghi.