[491.] Callonianis è una delle poste di cavalli nella nuova linea che s'era aperta, al dir dello Itinerario, tra Catania e Girgenti. Veggasi la edizione di M. Fortia d'Urbain, Itinéraires des anciens, p. 27.

[492.] Baiân, tomo I, p. 97.

[493.] Nowairi presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, assegna questa data al principio dell'assedio di Palermo, e la seguo, adattandosi bene alla narrazione d'Ibn-el-Athîr, al quale dobbiamo i particolari dello assedio.

[494.] Ibn-el-Athîr, come si dirà a suo luogo, fa cenno delle aspre contese che sorgeano tra Africani e Spagnuoli dopo la reddizione di Palermo. Perciò gli Spagnuoli eran molti; e si dee necessariamente supporre che tutti, o i più, fossero venuti con Asbagh, e non rimasti degli aiuti Spagnuoli che accompagnarono Ased, o sopraggiunsero all'assedio di Siracusa nell'827; dei quali pochissima parte potea sopravvivere alla pestilenza, alle sconfitte di Castrogiovanni, e alla fame di Mineo.

[495.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 recto; MS. C, tomo IV, fog. 191 verso. La cronaca di Cambridge presso il Di Gregorio, op. cit., p. 41, accenna la occupazione di Palermo il 6340, cioè dal 1º settembre 831 al 31 agosto 832. Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108, riferisce la dedizione di Palermo al 217, scambiando questo fatto con quello di ordinarvi il governo, che veramente seguì nel 217. Il Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, prolunga la dedizione fino al mese di regeb del 220 (835), indotto in errore, com'è manifesto, dal supporre che là città si fosse resa a un Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab, ch'ei, per secondo sbaglio, suppone preposto ai Musulmani di Sicilia in quell'anno.

La cronaca della Cava, nella edizione di Pratilli, Historia Principum Langobardorum, tomo IV, p. 391, reca la presa di Palermo l'anno 832; ma questa è manifestamente la notizia della Cronica di Cambridge interpolata dal Pratilli con quella misera frode che si può sospettare dalle sue proprie parole (stesso volume, p. 381), e che ormai è chiarita dopo le ricerche del Pertz e del Köpke, Archiv für ältere Teutsche Geschichts Kunde.

[496.] Johannes Diaconus, Chronica episcoporum Sanctæ Neapol. Eccl., presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 313, dice presa la città, e liberato col vescovo Luca e pochi altri lo spatario Simeone. Par che questi fosse il governatore.

[497.] Ibn-el-Athîr, l. c., scrive che il governatore (sâheb) di Palermo chiese ed ottenne l'amân per la propria persona e della sua gente (ahl) e per la “sua” roba (mâl, ossia beni mobili). La vaga significazione della voce ahl che or s'intende della famiglia o gente di casa, or del popolo, non ci permette di definire questa prima condizione del patto. Ma aggiungendosi che il governatore e i suoi se ne andavano per mare, è da credere che si trattasse di pochi ottimati, non di tutti gli abitanti. Quanto alla seconda clausola, Ibn-el-Athîr dice assicurata la roba “sua,” cioè del governatore, non la roba “loro,” come avrebbe scritto se ciò fosse stato accordato a tutti i cittadini.

Convengono così fatte espressioni con quelle di Giovanni Diacono, citato di sopra: Ad postremum vero capientes Panormitanam provinciam, cunctos ejus habitatores in captivitatem dederunt. Tantummodo Lucas ejusdem oppidi electus et Symeon spatharius cum paucis sunt exinde liberati.

Come si debba intendere questa cattività sarà detto quando tratteremo in generale della condizione dei Cristiani di Sicilia sotto i Musulmani, la quale non era uguale in tutti i luoghi. Intanto si ritenga che a que' di Palermo non fu lasciato il possesso di beni stabili. Ciò mi par che risalti manifesto dalle parole d'Ibn-el-Athîr e di Giovanni Diacono.