[532.] Johannes Diaconus, Chronicon Episcop. Sanctæ Neapolit. Ecclesiæ. presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 314. Non cito per questo fatto, nè per altri, i Chronici Neapolitani Fragmenta, pubblicati dal Pratilli, Historia Principum Langob., tomo III, perchè mi sembrano più che sospetti.

Allontanandomi dalla cronologia del Muratori, Annali d'Italia, 837, ritengo che questo assedio sia precisamente quello di cui parla l'Anonimo Salernitano; che sia cominciato in maggio 836; e che Sicardo, levando il campo, abbia stipulato l'accordo del 4 luglio, 14ª indizione, pubblicato dal Pellegrino, e indi dal Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte 1, p. 256. Gli assalti che, al dir di Giovanni Diacono, ricominciava Sicardo dopo la partenza dei Saraceni, presto si terminarono: nè Sicardo, com'io credo, fece mai altra grossa guerra alla repubblica di Napoli.

[533.] Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 118; Abulfaragi, Historia Dynastiarum, p. 237, che è la sola menzione che vi si faccia del conquisto della Sicilia; e in fine Hagi Khalfa, Cronologia, MS. turco di Parigi, sotto l'anno 228, e versione del conte Rinaldo Carli, intitolata Chronologia historica di Hazi Halifé ec., dove questo passo si corregga così: “Anno 228, gli Aghlabiti occupano l'isola di Sicilia, cioè a dire Messina.”

Dell'accordo con Napoli e degli aiuti che ne trassero i Musulmani, parla il solo Ibn-el-Athîr. Il nome della città si legge con poca difficoltà in entrambi i MSS., vedendovisi esattissimi gli elementi delle lettere, ed erronei solo alcuni punti diacritici. In ogni modo, non può rimanere dubbio su la lezione; sendo Napoli la sola città cristiana di cui sappiamo che fosse collegata in quel tempo coi Musulmani di Sicilia, e che abbia potuto dar loro un'armata ausiliare. Debbo avvertire infine che secondo la lezione alquanto incerta di un altro passo nel MS. A, l'assedio sarebbe durato oltre due anni.

[534.] Ibn-el-Athîr, l. c.

[535.] Le condizioni topografiche assegnate a Mihkân nella geografia di Edrisi, non lascian dubbio che il sito sia lo stesso dell'Alimena d'oggidì. Un diploma latino pubblicato dal Di Gregorio, De supputandis apud Arabes Siculos temporibus, p. 52, seg., contiene le versioni dal greco e dall'arabico di due documenti del 1175, nei quali si legge il nome del casale Michiken, e si vede ch'era posto in quel distretto. Al dire del D'Amico, Diction. Siciliæ Topogr., si trovano presso Alimena rovine di antichi aquidotti e sepolcri. Tra questo indizio e tra il nome di Mehkan o Mihkan, parmi si possa supporre in quel sito la Ἡμιχάρα di Tolomeo, e Imachara di Plinio.

[536.] Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 41

[537.] Veggasi il capitolo XII di questo secondo Libro.

[538.] Il nome di Χαρσιανιτῶν si riconosce facilmente nella trascrizione arabica Kharz nîta della Cronica di Cambridge, presso di Gregorio, Rerum Arabic., p. 42. Quantunque questo non si legga tra i temi, ossia divisioni militari, di Costantino Porfirogenito, non è dubbio che un corpo di truppe bizantine portasse questo nome, e che vi fosse stato un tema di tale denominazione, probabilmente unito ad altro al tempo del Porfirogenito. Veggasi Theophanes continuatus, p. 181, 183, 273 e 374.

Non credo si tratti delle milizie del duodecimo tema di Oriente, il Chersoneso, cioè, di Taurica e la Crimea d'oggi. Ma il nome di Χερσωνίται, che si dà a que' popoli, risponderebbe ancora alla trascrizione arabica.