[547.] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. In questa frase, secondo la più parte dei MSS. di Ibn-el-Athîr, e di Ibn-Khaldûn che lo copia, il verbo manca dei punti diacritici che indichino la persona. Così resterebbe incerto, a prima vista, se il bottino fosse presentato dai soldati ad Abbâs, o da questi al principe d'Affrica. Nondimeno il senso generale del periodo e la tendenza degli altri fatti portano alla prima di così fatte interpretazioni; e vi assente il solo MS. di Ibn-Khaldûn in cui la detta voce sia fornita di punti diacritici.

[548.] Questo è il nome attuale; la giusta ortografia arabica data dai cronisti e da Edrisi è Kala't-abi-Thûr ossia “Rocca di quel dal toro,” soprannome che occorre varie fiate nei ricordi arabi.

[549.] Ibn-el-Athîr, l. c.; veggasi anche Ibn-Khaldûn, l. c.

[550.] Veggasi il capitolo VIII del presente Libro.

[551.] Il Baiân, tomo I, p. 104, senza nominare Castrogiovanni nè altro luogo, porta i guasti in Sicilia il 237, e narra nel 238 l'altra impresa ch'è forza supporre in terraferma; poichè il cronista nota che Abbâs prima mandò in Palermo le teste degli uccisi, e poi tornò ei medesimo in Sicilia.

[552.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Baiân, Ibn-Khaldûn, ll. cc., badando a togliere il nome di Butera, e sostituirvi Noto, nella versione di M. Des Vergers, p. 121, ed a sostituire, all'incontro, Butera a Thira, nello estratto di Ibn-el-Athîr, ch'ei dà in nota a p. 122.

Il nome che ho scritto Camerina si trova nel solo Baiân, guasto per altro dalla umidità nel MS., e non facile a deciferare; come ritraggo dal dotto amico mio, il professor Dozy di Leyde. Tuttavia vi si scoprono le lettere s h rina, s m rina, sci m rina, o simili. Tra coteste lezioni io ho preferito l'ultima 1º perchè la cronica dà a questo luogo il titolo di città; 2º perchè altra non se ne trova in Sicilia, antica nè moderna, da potersi adattare quelle lettere al suo nome; 3º perchè Camerina giaceva a poca distanza da Ragusa; 4º perchè, non ostante la nota distruzione di Camerina in tempi antichissimi, sappiamo che i Romani tentarono di ripopolarla, e le vestigia della città non sono per anco dissipate, nè il nome. Il nome di Camerana resta oggidì alla palude, a un fiumicello e ad una torre. Grandi avanzi di fabbriche vi erano tuttavia nel XVI secolo, quando, al dir di Fazello, testimonio oculare, furono tolte per costruire Terranuova. Pertanto mi pare probabile che nell'853 un po' di popolazione soggiornasse, o fosse corsa a rifuggirsi tra quelle rovine, difese dalla palude. Si potrebbe anco aggiungere il ricordo di due vescovi di Camerina nei principii del VI secolo; ma è dubbio se si tratti di Camerino nella Marca d'Ancona, come vuole l'Ughelli, ovvero di Camerina in Sicilia: su di che si vegga il Pirro, Sicilia Sacra, edizione del Mongitore, tomo I, p. 510.

Quanto a Butera, la Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 42, la dice non venuta a sì tristo accordo, ma presa; nè tra l'uno e l'altro fatto corre molto divario. La detta cronica lo porta nell'anno 6362, cioè dal 1º settembre 853 al 31 agosto 854, che risponde a un di presso alla data del 239 dell'egira che troviamo nel Baiân. Butera è stata creduta la Hybla Hærea, ovvero il Mattorium degli antichi; ma senza buone ragioni, com'ho accennato nel testo, giudicando la epoca delle fabbriche di Butera, su i ragguagli che ne trovo nei libri, e su quel che ne ho inteso. In ogni modo, sono avanzi che meritano molto studio, anche da chi vorrà conoscere la architettura dei tempi musulmani.

[553.] Attesta ciò il Nowairi, o per dir meglio il cronista ch'ei copiava, in un passo non ben letto da M. Caussin De Perceval, e pessimamente tradotto dal Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 8: Tum ipsemet profectus fuit, ec. Però mi par bene dar una versione esatta di queste parole. Nowairi dice: “Ed egli (Abbâs) or uscendo in persona, or mandando sue gualdane, straziò, afflisse, e guastò le popolazioni e territorii nemici; se non che talvolta comperavan da lui la pace con danari o schiavi.”

[554.] Veggasi qui appresso l'accordo di Kasr-Gedîd.