[580.] Baiân, tomo I p. 107, sotto l'anno 249. Secondo questa cronica e quella di Nowairi, Ziadet-Allah era fratello; secondo Ibn-Khaldûn, figliuolo del predecessore Ahmed. Veggasi Nowairi, presso De Slane, Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 422, in appendice.
[581.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasi Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124, dove si legga Noto in vece di Butera.
[582.] Baiân, tomo I, p, 107. Vi si legge, come in altri luoghi di questa compilazione, Kasrbâna, e si dee correggere senza dubbio Kasriânna. Non si tratta di Castelbuono, nè di Castelnuovo, nè di Castronovo; poichè la lettera su la quale cade l'accento è una u non un'a; l'una delle quali non può confondersi con l'altra nei MSS. Badisi che il Baiân, per evidente lacuna, tace la presa di Castrogiovanni.
[583.] Rampoldi, Annali Musulmani, tomo IV, p. 353, senza citazioni. Il gran lavoro del Rampoldi è a un di presso inutile, per questo vezzo del non citare e di aggiugnere del proprio le circostanze che gli sembravano opportune a raffazzonare gli avvenimenti. Così leggiamo nello stesso volume IV, p. 340, sotto l'864: “Gli Aglabiti di Sicilia, i quali già da alcuni anni si erano impadroniti di Ragusi e di alcuni altri castelli di minor conto, vennero di colà scacciati da Basilio, cognato dello imperatore di Costantinopoli;” la quale impresa di Basilio, non solamente non è ricordata da alcuno, ma la critica dee rigettarla al tutto; non essendo possibile in questo caso il silenzio degli scrittori cortigiani di casa macedone. Poi sotto l'865 il Rampoldi porta la occupazione di Noto, tolta dalla Cronica di Cambridge, ancorchè senza citar questa. Infine, nell'867, incomincia: “I Greci eseguirono un felice sbarco in Sicilia, e dopo alcuni combattimenti, nei quali i Musulmani ebbero la peggio, ricuperarono la forte piazza di Noto etc.,” e qui continua con lo episodio di Khafâgia. Ma dond'ei prese questo sbarco; e donde la occupazione di Noto; e quel numero appunto dei mille cavalli, e quel nome di Castrogiovanni? Com'egli al certo non ebbe sotto gli occhi il Baiân, così suppongo che abbia trovato qualche cenno alterato del fatto nelle compilazioni persiane, sue sorgenti favorite.
Tal racconto è stato ripetuto dal Martorana, che cita il Rampoldi, Notizie ec., libro I, cap. II, tomo I, p. 47. Il Wenrich, lib. I, cap. VIII, § 80, vergognandosi di citar l'uno o l'altro, gittò la impresa di Basilio e la prigionia di Khafâgia su la coscienza di Nowairi, Ibn-Khaldûn e Abulfeda, che sono innocentissimi di queste fole.
[584.] Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 42. Nel testo stampato manca la parola lir-Rûm, che si trova nel MS. Però, in vece di troncare nella versione pubblicata dal Caruso le parole cœperunt Romæi, come ha fatto il Di Gregorio, si corregga: Captæ sunt quatuor scelandiæ Romanorum in Syracusis.
[585.] In caratteri arabici questi due nomi hanno lettere comuni e altre assai somiglianti, sì che l'uno si potea confondere con l'altro; e gli annalisti erano portati a preferire il nome di Taormina, come meno ignoto.
[586.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasene il sunto in Ibn-Khaldûn, l. c., e l'anno vi si corregga 252, secondo un MS. di Tunis, che risponde qui alla cronologia degli altri annalisti.
[587.] Ibn-el-Athîr, l. c.; Chronicon Cantabrigiense, l. c., che porta presa Noto la seconda volta il 6374, il quale anno coincide col 252 dell'egira dal 21 gennaio al 31 agosto 866.
[588.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, Chronicon Cantabrigiense, ll. cc. Quest'ultima porta la occupazione di Ragusa il 6375, che coincide col 252 dell'egira dal 1 settembre al 31 dicembre 866.