[589.] Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc., Baiân, tomo I, p. 108.
[590.] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
[591.] Confrontinsi Ibn-el-Athîr, Baiân, ll. cc., e Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 125.
[592.] Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn con minore verosimiglianza dice che entrato Mohammed da un altro lato della città, la prima schiera lo credè aiuto che venisse ai nemici; onde si pose in fuga.
[593.] In ambo i MSS. di Ibn-el-Athîr troviamo un nome senza punti diacritici, la cui prima lettera può essere b, t, th, n, i, la seconda r, la terza s ovvero sci, alla quale segua la terminazione femminile. Però non trovando nome antico che più si adatti a quei caratteri, leggo Tiracia, la quale si vuol che risponda a Randazzo. Quest'ultima è voce bizantina, probabilmente venuta da ̔Ρενδάκης o ̔Ρεντάκιος, soprannome di un patrizio Sisinnio dei tempi di Leone Isaurico e d'un ricco ateniese parente del patrizio Niceta sotto l'imperatore romano Lecapeno, ricordati l'uno da Teofane, tomo I, p. 616; l'altra nella Continuazione di Teofane, lib. VI (Romano Lecapeno), § 4, p. 399, e nei passi corrispondenti di Simeone e di Giorgio Monaco. Par che alcuno della famiglia sia passato in Sicilia poichè la Cronica di Cambridge nell'anno 934 fa menzione di un Rendâsci governatore di Taormina. Rhentacios era anche il nome di un monte di Macedonia, del quale si fa menzione nelle guerre dei Patzinaci, verso la metà dell'undecimo secolo. Veggasi Michele Attalista, recentemente pubblicato da M. Brunet de Presle, nella nuova edizione della Bizantina, Roma 1853, p. 36.
[594.] Confrontinsi ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto; Baiân, tomo I, p. 108; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 125; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 10; Ibn-Abi-Dinar, MS., fog. 21 verso; Ibn-Wuedrân, MS., § 3, e versione di M. Charbonneau, Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 427; Abulfeda, Annales Moslemici, tomo II, p. 206, sotto l'anno 248.
[595.] Autorità citate di sopra, e Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 verso.
[596.] Ibn-el-Athîr, e le altre autorità della nota 1, pagina precedente.
[597.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 69 recto.
[598.] Confrontasi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 34; MS. C, tomo IV, fog. 221 recto; Nowairi, MS. 702, fog. 21 recto, e 702 A, fog. 52 recto, e versione francese di M. De Slane, in appendice a Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, tomo I, p. 423; ove è sbagliato il nome del capitan affricano. Veggasi anche Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117. Ibn-Khaldûn, senza dir dei Bizantini, riferisce la impresa al 255 (19 dicembre 868 a 7 dicembre 869), e però tratta del primo sbarco. Nowairi non assegna data precisa. All'incontro quella d'Ibn-el-Athîr, che torna all'870, esattamente riscontrasi con la data del 29 agosto 6378 che troviamo nella Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 42.