[599.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, l. c., e anche MS. A, tomo II, fog. 81 recto; Baiân, tomo I, p. 109; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabic., p. 10; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 verso, con la erronea data del 257; Ibn-Wuedrân, con lo stesso errore; Abulfeda, Annales Moslemici, an. 248, 255, 257.

[600.] Nowairi, l. c., e p. 11. In questo nome ho aggiunto Ibn-Fezâra, ricavandosi quest'altro grado di parentela dal nome di Abbâs-Ibn-Fadhl, nominato di sopra, p. 315 e 321.

[601.] Nowairi, l. c.; Baiân, tomo I, p. 109.

[602.] Nei capitoli della pace stipolata l'851 tra Radelchi e Siconolfo (presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 260 e seg., § XXIV) si legge un patto reciproco di cacciare i Saraceni præter illos qui temporibus DD. Siconis et Sicardi fuerunt Christiani si magarizati (cioè apostati) non sunt. Sicone cominciò a regnare l'817, e Sicardo finì l'839. Citandosi questi due principi, è manifesto che i Saraceni fossero venuti almeno due fiate diverse. Il luogo non si ritrae, e l'ho detto per conghiettura.

[603.] Anonymi Salernitani Chronicon, cap. LVII della edizione del Muratori, LXIII del Pratilli, e LXXII del Pertz. L'autore, che non pone data, scrive il fatto dopo l'assassinio dell'abate Alfano, e avanti la occupazione di Amalfi.

Il Muratori par abbia supposto identiche le due imprese, poichè negli Annali registra l'aiuto di Napoli l'837, e non parla affatto di Brindisi. Il Wenrich, lib. I, cap. V, § 58, narra questa fazione con la data certamente erronea dell'836, e lascia indietro l'altra.

[604.] Veggansi le autorità citate dal Pagi nella Critica a Baronio, Annales Ecclesiastici, an. 840, § 13; e inoltre, Anonymi Salernitani Paralipomena, cap. LVIII della edizione del Muratori, e LXXII di quella di Pertz; Chronicon Monasterii Sanctæ Sophiæ Beneventi, presso Muratori, Antiquitates Italicæ, tomo I, e Pertz, Scriptores, tomo III, p. 173; Chronici Amalphitani Fragmenta, cap. V, presso Muratori, Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 209; Benedicti Sanctæ Andreæ Monachi Chronicon, presso Pertz, Scriptores, tomo III, p. 701; Leonis Ostiensis, lib. I, cap. XXVI; Pirro, Sicilia Sacra, Notitia Ecclesiæ Lipariensis, p. 951.

[605.] Uno dei capitoli stipolati il 4 luglio 836 tra Sicardo e lo Stato di Napoli, Amalfi e Sorrento, vieta ai mercatanti di questo Stato di comperare uomini dei Longobardi e rivenderli sul mare.

[606.] Anonymi Salernitani Chronicon, edizione del Muratori, cap. LXVI; del Pratilli, LXXIV; e del Pertz, LXXXI.

[607.] Le due autorità principali di questa guerra dell'Adriatico sono: Johannis Diaconi Chronicon Venetum, presso il Pertz, Scriptores, tomo VII, p. 17; e Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 185 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 192 verso, sotto l'anno 223. Dei quali il Veneziano narra i fatti, l'Arabo li accenna appena; ma entrambi convengono nella data, che l'uno porta l'anno della ecclissi solare di maggio (che avvenne il 8 maggio 840) l'altro, l'anno 225 dell'egira, che risponde all'840, dovendo intendersi della primavera e della state. Ecco le parole d'Ibn-el-Athîr: “Mosse l'armata dei Musulmani alla volta della Calabria; e vinsela. Indi, scontratisi con l'armata del principe di Costantinopoli, i Musulmani la combatterono e ruppero; ritirandosi gli avanzi di quella a Costantinopoli. E questa fu segnalatissima vittoria.” L'attestato della cronica veneta, che Osero fosse stata arsa il secondo giorno appresso Pasqua, ci porta a supporre la battaglia di Taranto qualche settimana innanzi, e però i conquisti di Calabria nel corso della primavera e della state, non già avanti il mese di marzo e la battaglia navale, come scrive Ibn-el-Athîr.