[652.] Ut machinam quam nos Petrariam nuncupamus construerent miræ magnitudinis et valde turrim unam quæ nunc dicitur Splarata attererent, scrive l'Anonimo Salernitano. Veggasi il capitolo seguente, p. 305.
[653.] .... atque in luxuriis et variis inquinamentis fervebat in tantum, ut ille Abdila thorum sibi parari jusserit super sacratissimum altare; ibique puellas, quas nequiter depredoverat, opprimebat. Sed non diu etc. Ma il prete inventor di questa leggenda non sapea che gli Orientali giacciono sui tappeti stesi in terra; e che Abd-Allah avea sessanta o settant'anni.
[654.] Nowairi e il Baiân, citati di sopra, cap. VII, p. 353.
[655.] L'Anonimo Salernitano chiama il predecessore Abdila e costui Abemelech. Si vede che a Salerno, per la frequenza dei commerci coi Musulmani, non si guastavano troppo i nomi proprii.
[656.] Confrontinsi: Erchemperti, Historia, cap. XXXV; Johannis Diaconi, Chronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori, Rerum Italicarum, tomo II, parte I, p. 317; Anonymi Salernitani, Chronicon, ediz. del Muratori, cap. CXI a CXXI, del Pratilli, cap. CXIX a CXXIX; Chronicon Comitum Capuæ, cap. V, presso Pratilli, tomo III, p. 112; e presso Pertz, Scriptores, tomo III, p. 205; Andreæ Presbyteri Bergomatis, Chronicon, cap. XV, presso Pertz, Scriptores, tomo II, p. 236; Johannis Diaconi, Chronicon Venetum, che porta la principale sconfitta a Terracina, e il numero degli uccisi a 11,000, presso Pertz, tomo VII, p. 19; e le altre autorità citate dal Muratori, Annali d'Italia, an. 871, 872, 873.
[657.] Baiân, tomo I, p. 109.
[658.] Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 42, sotto l'anno costantinopolitano 6380 (871-2).
[659.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 recto; MS. C, tomo IV, fog. 211. Questi due fatti sono ripetuti da Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117.
[660.] Baiân, tomo I, p. 109.
[661.] Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 11. Abu-Abbâs, secondo il nome dato dal Nowairi, non era fratello di Ribâh, poichè il Ia'kûb, padre di quest'ultimo, è detto figliuol di Fezâra, e però sembra d'altra famiglia. Ma può darsi che si tratti dello stesso personaggio di cui una cronica saltasse parecchi gradi di genealogia fino al ceppo della famiglia, e un'altra cronica desse il solo nome del padre. Di più, come Nowairi porta il casato e il Kenîe, che qui è Abu-Abbâs, non già il nome proprio, è possibile che questo sia stato Ahmed, e il personaggio stesso di cui fanno menzione Ibn-el-Athîr, e il Baiân, ll. cc. Il Rampoldi, Annali Musulmani, anno 872, dice Abu-Abbâs morto di una caduta di cavallo, e cita Nowairi, che non ne sa nulla.