[662.] Nowairi, l. c., dice surrogato ad Abu-Abbâs-ibn-Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, un fratello di cui non dà il nome, o almeno nol troviamo nei manoscritti. Da un'altra mano, Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 81 recto, anno 257, senza far motto dei governatori ricordati da Nowairi dopo la morte di Mohammed-ibn-Khafâgia, dice succeduto a costui Ahmed-ibn-Ia'kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, che secondo questo scrittore “non visse a lungo, sendo morto il 258.” Il Baiân, tomo I, p. 109, dopo Mohammed-ibn-Khafâgia porta un Ahmed-ibn-Ia'kûb, fratello dello emiro della Gran Terra; ma non va più oltre nella genealogia, e il dice morto il 258, e sostituitogli il figliuolo Hosein. Abulfeda, Annales Moslemici, anno 257, porta anche surrogato direttamente a Mohammed-ibn-Khafâgia Ahmed-ibn-Ia'kûb.
Tra questa discrepanza di compilatori, sembra che il Nowairi, più diligente nelle inezie, abbia notato tre governatori, trascurati da Ibn-el-Athîr e dal Baiân per essere rimasi in uficio brevissimo tempo; e che l'Ibn-Ia'kûb, di cui Nowairi non dà il nome proprio, sia appunto l'Ahmed di quegli altri due, come notai di sopra. Debbo aggiungere che stando strettamente alle lezioni dei compilatori tre varie famiglie avrebbero tenuto in men d'un anno il governo della Sicilia, quelle cioè di Ia'kûb-ibn-Fezâra, di Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, e di Ia'kûb-ibn-Modhâ; ma è più probabile che vi sieno errori nei nomi o salti nelle genealogie. Dubito inoltre della lezione di Ibn-el-Athîr, perchè Ibn-Abbâr, che in questa materia fa più autorità, parla (MS., fog. 35 recto) di un Ia'kûb vivuto nel tempo di cui trattiamo e figliuolo di Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sâlem, di Sâlem, dico, padre di Aghlab e avolo del fondatore della dinastia. Ia'kûb era dunque cugino di Kafâgia emiro di Sicilia. Era stato anco uomo di molto séguito a corte del principe aghlabita Mohammed-ibn-Aghlab di cui già si parlò, e i suoi discendenti furono detti, da lui, Ja'kûbîa “Giacobini:” nome che allor non portava pericolo. Mi pare probabilissimo che l'Ahmed nominato da Ibn-el-Athîr sia stato figliuolo di costui, e Modhâ non figliuolo di Selma, ma bisnipote di quel Sâlem progenitor comune di questa famiglia e degli Aghlabiti.
[663.] Baiân, l. c.; Nowairi, l. c.
[664.] Nowairi, l. c., lo chiama erroneamente Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, facendolo supporre discendente in linea retta dal fondatore della dinastia; quando ei non era che figliuolo del figlio del costui fratello. Chiarisce tale genealogia Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 recto, il quale dà anche: 1º l'anno della elezione al governo di Sicilia, corrispondente a quello del Nowairi; 2º la notizia de' suoi meriti letterarii e degli oficii esercitati prima e dopo del governo di Sicilia; e 3º i versi che indirizzò a un intimo amico, dolendosi di doverlo lasciare, quando fu promosso a tal governo.
[665.] Nowairi, l. c.
[666.] Veggansi qui appresso i nomi del capitano di Sicilia al tempo che fu presa Siracusa, e degli altri che gli succedettero per venti anni. Perciò è manifesto errore di Nowairi che l'Abbissinio reggesse la Sicilia per ventisei anni continui. Al più si potrebbe credere deposto verso l'876, e rieletto verso l'896, quando Ibn-el-Athîr fa menzione del suo nome.
[667.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 86 recto; Baiân, tomo I, p. 109.
[668.] Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIX, p. 309. Portando con anacronismo l'assedio di Siracusa dopo le vittorie del capitano bizantino Nasar in Sicilia ed in Calabria, lo scrittor palatino comincia il capitolo così: “I Barbari Cartaginesi, per la sconfitta che avean toccato, temendo che l'armata romana non li assaltasse in casa loro, allestirono anch'essi molte navi; e com'e' seppero che in primavera non fossero uscite le forze imperiali, credendole distolte da altra guerra, mossero con lor navilio alla volta di Sicilia. Giunti alla capitale dell'isola (cioè Siracusa), la cinsero d'assedio.” Le sconfitte dei Musulmani d'Affrica, alle quali si allude, non erano al certo quelle date da Nasar, che seguirono dopo la espugnazione di Siracusa.
[669.] Ancorchè gli scrittori musulmani non parlino di forze mandate dall'Affrica, si può creder questo alla Continuazione di Teofane. Si vedrà in appresso, per testimonianza del Baiân, che in questo tempo erano ritenuti prigioni in Palermo, senza dubbio per comando di Ibrahim-ibn-Ahmed, due suoi congiunti.
[670.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 104 verso; e MS. di Bibars (che è copia d'Ibn-el-Athîr) nella Biblioteca di Parigi, Ancien fonds arabe, nº 669, fog. 43 recto. Leggo chiaramente in quest'ultimo MS., e con poco dubbio nel primo, il nome di Rametta.