[671.] Ibn-el-Athîr, l. c., dice “occupato alcun sobborgo” di Siracusa. La Continuazione di Teofane, lib. V, cap. LXIX, p. 309, similmente porta dato il guasto “alla campagna ed ai sobborghi” (τὴν κώραν καὶ τά προάστεια.)
[672.] Veggasi il capitolo III del presente Libro.
[673.] Cum turris juxta mare, ad ipsum portum majorem ædificata, ubi dextrum cornu (κέρας) oppidi protenditur ec. Così nella versione di M. Hase. La penisola d'Ortigia è bislunga. Quel dei lati maggiori che guarda a ponente mette fuori due braccia, l'uno dei quali dritto verso mezzodì, e ristringe l'entrata del porto maggiore; l'altro, storcendo in su verso Maestro, forma l'istmo. Il lato di ponente che risponde al porto maggiore va detto dunque fronte della città; e l'istmo, ala o corno dritto.
[674.] L'istmo è largo circa un ottavo di miglio siciliano, ossia da 186 metri.
[675.] Ἑλέπολις, nel testo. Si sa da Ammiano Marcellino ch'era una tettoia di assi, coperta di vimini e argilla, congegnatovi sotto una trave armata di ferro da percuotere il muro. Risponde perciò al montone, gatto, ec., come si chiamò dalla foggia del ferro che stava in cima alla trave. Veggasi il Thesaurus linguæ græcæ, di Enrico Etienne, edizione di Hase e Dindorf, tomo III.
[676.] Χελώνη, tettoia minore che gli antichi faceano talvolta con gli scudi. Qui pare quel che poi si chiamò mantelletto per proteggere gli artefici che lavoravano a scalzare il muro.
[677.] Teodosio Monaco, l. c.
[678.] Teodosio dice soltanto che una parte della torre sul porto grande e indi un pezzo della cortina crollassero pei tiri dei mangani. Ciò non potea avvenire se i proietti non correano per curva assai lieve, da potersi chiamare linea retta ove non si parli tecnicamente. Delle macchine servite dai Saraceni di Lucera feci menzione nella Storia del Vespro Siciliano, capitolo X, p. 226, e nota a pag. 228, ediz. Le Monnier. Gli altri esempii ai quali ho accennato, occorrono nella presente Storia.
[679.] Ibn-el-Athîr, l. c.
[680.] Βραχιόλιον. Teofane, nella Chronographia, usa questa voce, prima in significato di braccialetto propriamente detto, ossia ornamento del braccio (tomo I, p. 225 e 491); e poi (p. 541), di fortificazione attenente alla Porta d'oro di Costantinopoli, negli assalti che diè l'armata musulmana nel famoso assedio del 673. Il testo di Teodosio dice nel presente luogo: Τὰ ὰμφὶ τοῖν λιμένοιν τείχη, ἂ δη βραχιόλια ὺνομάζουσιν; e la versione di M. Hase: Mœnia circa utrumque portum quæ brachiolia vocant. Parmi che τείχη si debba prender qui nel senso di fortificazione in generale, e ὰμφὶ di presso piuttosto che intorno. E veramente quelle due voci si trovano talvolta adoprate in questi significati; e basta guardare una pianta topografica, e considerare che il porto grande gira da sette miglia, per capacitarsi che non si tratti di muro intorno intorno.