[898.] Ὀύτε τῆν σκάφησιν. Da questa voce greca par derivata la voce “scalzare” che si pronunzia in dialetto siciliano squasari, e si usa particolarmente parlando delle viti. Credo pertanto che l'autore qui alluda alla cultura delle vigne.
[899.] La decenza del nostro secolo non permette di tradurre litteralmente la frase di “cavalli θηλυμανείς,” che è tolta da Geremia, cap. V, v. 8.
[900.] Infatti, nella omelia 21ª della edizione di Scorso si trovi una ammonizione a cessare i litigii, e non giurare. Nè di questa nè della omelia 62ª si ritrae dove fossero state recitate.
[901.] Omelia 62ª della edizione di Scorso.
[902.] Tale è il giudizio del Cave, Scriptorum Eccles. Historia Litteraria, tomo II, p. 132; del Fabricio, Bibliotheca Græca, tomo X, p. 232; per non dir nulla di quello dello Scorso, che assai men vale. Pure il gesuita palermitano, scrivendo egli stesso sì gonfio, riprendea Teofane di ampollosità.
[903.] Codice CCXXII della Biblioteca di Torino, e CCXXIX di quella di Vienna, citati dal Buscemi, p. 13, dal quale tolgo questa notizia. Il MS. di Vienna or citato si trova nel catalogo di Daniele de Nessel, parte I, p. 163. Codd. Theolog., nº LXXXII.
[904.] Così pensa l'Autore della Continuazione di Teofane.
[905.] Metodio, al dir della Continuazione di Teofane, si difese in pien tribunale la questo modo: Paulum se a throno subrigens, sinumque ad se colligens, verenda nuda ostendit, miraculo arefacta. Raccontò poi il miracolo; cioè, che sendo a Roma, e pregando San Pietro di liberarlo dagli stimoli della concupiscenza, gli apparve l'Apostolo in sogno, ed eam tangendo partem, libidinis sensum omnem extinxit. Sì indecenti erano que' bacchettoni!
[906.] Si riscontrino Theophanes continuatus, lib. II, cap. VIII; lib. III, cap. XXIV; lib. IV, cap. III, VI, X; Symeon Magyster, De Theophilo, cap. XXII, XXIII, XXIV, e De Michaele et Theodora, cap. I, III, IV; Georgius Monachus, De Michaele et Theodora, cap. I, II, III; Acta Sanctorum, 14 giugno, p. 960 a 973, e le altre autorità citate dal Mongitore, Bibliotheca Sicula, tomo II, p. 66, seg.; e Le Beau, Histoire du Bas-Empire, lib. LXVIII, § 28; LXIX, § 24; e LXX, § 4, 5, 7, 14.
[907.] I documenti e scrittori papalini, i soli che abbiamo sul fatto suo, lo chiaman sempre vescovo; non ammettendo la novella dignità metropolitana.