A questo effetto egli aiutò il moto delle popolazioni cristiane, incominciato, come s'è detto, dopo la presa di Castrogiovanni, e però parecchi anni innanzi la esaltazione di Basilio. Il moto era nato nell'isola stessa dal continuo disagio e pericolo in che viveano tante città tributarie dei Musulmani. Il caso di Castrogiovanni lo accelerò; forse perchè i Musulmani, imbaldanziti, si sciolsero a maggiori eccessi. Le popolazioni siciliane s'intesero tra loro, come trasparisce dalle fazioni che sappiamo di quella guerra. Sgarate nella prova, par che tentennassero; ma alla morte di Abbâs ripigliarono le armi con novello ardire, rincorandole la divisione de' Musulmani. Ciò mi par si tocchi con mano nei brani degli annali arabi, con la scorta dei quali ormai torneremo al racconto.
Mentre i Cristiani provocavano, insultando al cadavere di Abbâs, la colonia rifece capitano Ahmed-ibn-Ia'kûb, zio di lui; e il principe aghlabita lo confermò.[574] Pur a capo di pochi mesi, verso il febbraio dell'ottocento sessantadue, veggiamo deposto popolarmente Ahmed, surrogatogli Abd-Allah figliuolo del morto Abbâs; e disapprovato lo scambio a corte di Kairewân.[575] Nondimeno Abd-Allah avea dato opera alla guerra; e, raro esempio ai tempi del padre, in luogo di condurla in persona vi avea mandato Ribbâh, l'antico condottiero della vanguardia, quel che primo entrò nella rôcca di Castrogiovanni. Il quale or trovossi, per certo, a fronte di soverchianti forze, poichè dopo qualche lieve avvantaggio fu rotto; presegli le bandiere e le taballe che soleano stare al centro degli eserciti; e fattogli grande numero di prigioni. Campato a stento, non volle tornare a casa senza vendetta: espugnò la città del monte d'Abu-Malek, di ignoto sito; menò in cattività tutti i borghesi; arse la terra; sparse intorno le gualdane a fare i soliti guasti. La rôcca degli Armeni, la rôcca di Mosciâri'a cadeano ancora in potere dei Musulmani. Seguiano queste fazioni nella primavera dell'ottocento sessantadue.[576] Ma il principe d'Affrica, non spuntandosi di suo proponimento, mandò a reggere la Sicilia Khafâgia-ibn-Sofiân-ibn-Sewâda, di sangue aghlabita, di gran seguito a corte, come dicemmo, chiaro alsì per vittorie in Affrica: il quale arrivò in Palermo del mese di giugno.[577]
E con tutto l'ardore che il portava alle armi, e la furia di capitano nuovo, come dice il proverbio siciliano, Khafâgia mandava in sua vece alla guerra sacra il figliuolo Mahmûd: tanto ei trovò conturbata la colonia di Palermo! Mahmûd, cavalcando il contado di Siracusa, rapì, guastò, arse; ma, usciti i Cristiani a combattere, fu sconfitto e costretto a tornarsene in Palermo.[578] Nè il padre il potè vendicare; perchè l'anno che seguì, che fu il dugento quarantanove dell'egira (23 febbraio 863 a 11 febbraio 864), si sa che abbia mandato gualdane, che quelle abbiano riportato un po' di bottino; ma senza fazioni degne che se ne faccia ricordo, scrive Ibn-el-Athîr.[579] In vece delle quali troviamo cerimonie di officio: che Ziadet-Allah, succeduto al fratello Ahmed-ibn-Mohammed, confermava Khafâgia nel governo di Sicilia, e mandavagli i soliti abbigliamenti di investitura;[580] quasi a mantenere il rigor di dritto che facea amovibili i governatori a piacimento del principe.
Ricominciava da senno la guerra, composte come par le liti intestine, all'entrar dell'anno dugentocinquanta (12 febbraio 864 a 31 gennaio 865), quando i Musulmani occupavano l'antica e importante città di Noto, per tradimento di un cittadino che lor mostrò la via di penetrar nella fortezza. Saccheggiatala, e presavi, dicono gli annali, una bella somma di danaro, passarono a Scicli, su la costiera di mezzogiorno, terra della quale occorre adesso il nome per la prima volta, e fu espugnata per lungo assedio.[581] Intanto, se dee starsi alla identità d'un altro nome scritto nel solo Baiân, i Musulmani aveano abbandonato Castrogiovanni, ed era ormai riabitata dai Cristiani, perchè si legge che il dugento cinquantuno (1 febbraio 865 a 20 gennaio 866) Khafâgia andava a guastar le mèssi del contado, trascorrea fino a Siracusa, e combatteavi contro i Cristiani una fazione, forse infelice, perchè senz'altro si aggiunge ch'ei tornasse in Palermo. Donde fe' uscire una gualdana capitanata dall'altro suo figliuolo Mohammed; la quale prese il fiero soprannome di gualdana dei mille cavalieri; chè tanti ne uccise, posto un agguato, com'e' parrebbe, nelle campagne di Siracusa, e attiratovi il nemico.[582] Ciò mostri con che grosse forze si combattea. Il caso stranamente sfigurato, credo io, in qualche compilazione persiana, portò il nostro Rampoldi a scrivere negli Annali Musulmani, che l'ottocento sessantasette Khafâgia, volendo ritoglier Enna ai Cristiani, era fatto prigione dopo avere ucciso di propria mano più di mille uomini; ma il dì appresso lo riscattavano i suoi a prezzo di trentaseimila bizantini d'oro.[583] La quale prigionia di Khafâgia, non trovandosene vestigio nelle croniche arabiche scritte da senno, va messa a fascio con l'erculea prova dei mille uccisi di sua mano. Torna anco alla state dell'ottocento sessantacinque una fazione navale, in cui i Musulmani presero quattro salandre bizantine nel mar di Siracusa; ove par che l'armata fosse andata a cooperare con l'esercito, sia nella impresa di Khafâgia, sia del figliuolo.[584]
Ostinandosi a fiaccar la capitale nemica, l'anno dugento cinquantadue (21 gennaio 866 a 9 gennaio 867), Khafâgia riassaltava il contado di Siracusa, ma con poco frutto; donde tornato per le falde dell'Etna guastando per ogni luogo le campagne, veniano a chiedergli l'accordo oratori, di Taormina troviamo nelle croniche, ma forse va letto Troina.[585] Perchè ei vi mandava ad ultimar la cosa una moglie sua, forse schiava cristiana, col figliuolo; e si fermò il patto: ma poi infranto dai cittadini, Mohammed figliuolo di Khafâgia sopraccorrea con lo esercito, entrava nella terra, e menava schiavi gli abitatori: la qual facile vittoria non va con le note condizioni di Taormina, a quel tempo città grossa, fortissima di sito, avvezza agli assalti e celebre poco appresso per ostinate difese.[586] Mosse Khafâgia nella state del medesimo anno sopra Noto, che, s'era sciolta dall'obbedienza; l'espugnò di nuovo;[587] e verso l'autunno strinse Ragusa; la sforzò ad arrendersi, a patto che andasse libera parte de' cittadini con loro roba e giumenti: e ogni altra, cosa ch'era nella fortezza, anco gli animali e gli schiavi, andò a monte come bottino[588]. Par che seguendo la costiera di mezzogiorno giugnessero i Musulmani presso Girgenti, avendo costretto a calarsi agli accordi il popolo di Ghirân, che io credo la terra di Grotte: e moltissime altre castella occuparono; finchè il capitano infermò di malattia sì grave, che fu mestieri portarlo a Palermo in lettiga.[589] Ma non andò guarì che il rividero i Cristiani nel dugento cinquantatrè (10 gennaio a 30 dicembre 867) cavalcare i contadi di Siracusa e di Catania, distruggere le mèssi, guastar le ville; mentre le gualdane ch'ei spiccava dal grosso dell'esercito depredavano ogni parte dell'isola.[590]
Basilio, ch'era salito al trono in settembre di questo anno, provvide immantinente a gagliardo sforzo di guerra in Sicilia. Onde Khafâgia uscito di Palermo a dì venti di rebi' primo del dugento cinquantaquattro (19 marzo 868), e mandato il figliuolo Mohammed per mare con le harrâke, messosi a depredare il contado di Siracusa, seppe giunto di Costantinopoli un Patrizio con armata ed esercito. A duro tirocinio li avea mandato Basilio, contro tal capitano e tal milizia, cui le vittorie dell'anno innanzi avean reso l'alacrità, l'impeto, e, men durevole, la militar fratellanza. Scontraronsi i due eserciti in aspra battaglia, lunga, sanguinosa. Trionfarono tuttavia i Musulmani; uccisero al nemico parecchie migliaia d'uomini; presero robe, armi, cavalli; e più furiosamente sbrigliatisi a guastare i dintorni di Siracusa, tornarono in Palermo il primo regeb (26 giugno). Lo stesso dì Khafâgia fea salpare il figliuolo con l'armata che s'era ritratta in Palermo, schivando le superiori forze navali dei Greci. La quale andò a combattere su le costiere di terraferma, e zeppa di bottino se ne tornò in autunno, come altrove diremo.[591]
Poco mancò che a mezzo il verno, Mohammed figliuolo di Khafâgia non rinnovasse a Taormina l'audace fatto d'Abbâs-ibn-Fadhl a Castrogiovanni. Offertosi uno spione a porre i Musulmani entro la fortezza per alpestre sentiero noto a lui solo, Khafâgia mandovvi il figliuolo; il quale del mese di sefer dugento cinquantacinque (19 gennaio a 17 febbraio 869), cautamente appressavasi; poi, restando addietro egli e il grosso delle genti, mandava fanti spediti con la guida, che salsero a Taormina, secondati dalla fortuna finchè ebbero animo e prudenza. Si impadronirono d'una porta coi bastioni attigui, aspettando Mohammed che dovea venire a tal ora, ed avea lor comandato stessero raccolti senza dar mano al saccheggio. Ma que' non volendo lasciar altrui le primizie di sì ricca città, si sparsero a far prigioni e preda; scoprirono ch'erano un pugno d'uomini; onde i cittadini, risentendosi dal primo stupore, li cominciarono a incalzare: e l'ora intanto era scorsa, nè comparivano le bandiere di Mohammed. Però temendo non il nemico gli avesse intercetto il cammino, gli entrati in Taormina si tennero spacciati; diersi alla fuga; e s'imbatterono nei compagni quando la città era richiusa e fallito il colpo: nè altro partito a Mohammed restò che di tornarsi in Palermo.[592]
Già la vittoria seguiva la disciplina, passava dal musulmano campo al greco. Poco appresso il fatto di Taormina, di rebi' primo del medesimo anno (18 febbraio a 19 marzo 869), Khafâgia movea sopra Tiracia, com'io leggerei in Ibn-el-Athîr, e risponderebbe a quella che poco appresso fu chiamata Randazzo.[593] Non si sa ch'ei la espugnasse. Mandata intanto fortissima schiera, col figliuolo, a Siracusa, l'esercito cristiano uscì a incontrarla; si combattè fieramente d'ambo le parti; quando, caduto nella mischia un de' più valenti guerrieri musulmani, gli altri dier volta: inseguiti da' Greci e perduta molta gente, rifuggironsi al campo di Khafâgia. Il quale a rifarsi dell'onta marciò con tutto lo esercito a Siracusa; guastò il contado, pose l'assedio alla città; ma accorgendosi che gagliardamente la si difendesse, levato il campo, riprese la via di Palermo. Fece alto in riva al Dittáino, la notte del primo regeb; e innanzi l'aurora (15 giugno 869), mentre ognuno rimontava a cavallo per riprendere la marcia, un Berbero del giund, per nome Khalfûn-ibn-Ziâd della tribù di Howâra, lo trafisse d'una lancia a tradimento, e a spron battuto si fuggì a Siracusa. Recarono il cadavere di Khafâgia-ibn-Sofiân a Palermo, ove fu onorevolmente seppellito;[594] la cui fama chiarissima rimase tra i Musulmani d'Affrica per le vittorie guadagnate sopra i Bizantini.[595]
Nel compianto della colonia tacque per poco la gelosia, sì che rifecero in luogo dell'ucciso il figliuolo di lui, Mohammed; e il principe d'Affrica lo confermò, com'era usanza, col diploma e col dono delle vestimenta d'uficio.[596] Pure non è indizio di tranquillità che Mohammed, sì infaticabile nelle guerre del padre, promosso che fu al sommo grado nella colonia, si rimanesse in Palermo, mandando con le gualdane Abd-Allah-ibn-Sofiân; il quale andò a distruggere le ricolte in quel di Siracusa, e altro non fece.[597] Così anco l'anno dugento cinquantasei che seguì (8 dicembre 869 a 27 novembre 870) non fu segnalato altrimenti che per una impresa marittima. Perocchè alquante navi affricane, capitanate da Ahmed-ibn-Omar-ibn-Obeid-Allah-ibn-el-Aghlab, avevano occupato Malta l'ottocento sessantanove; ma, andati i Bizantini alla riscossa, stringeano d'assedio il presidio musulmano. Mohammed mandovvi allora l'esercito di Sicilia; il cui arrivo i nemici non aspettarono: e così a' ventinove agosto ottocento settanta, rimanea quell'isola in poter della colonia siciliana.[598]
Pochi mesi appresso, a' tre di regeb del dugento cinquantasette secondo l'egira (27 maggio 871), Mohammed-ibn-Khafâgia era assassinato nel palagio; in pien giorno, da' suoi servi eunuchi; i quali occultarono il misfatto infino al dì seguente, per aver agio a salvarsi. La fuga li scoprì; onde furono inseguiti, presone alcuni e messi a morte.[599] Indi la colonia eleggea capitano Mohammed-ibn-Abi-Hossein; ne scrivea in Affrica, ed era disdetta dal principe aghlabita; il quale commesse il governo a Ribbâh-ibn-Ia'kûb-ibn-Fezâra, delle cui gesta in guerra è occorso parlare, come anco della elezione e deposizione del suo fratello Ahmed l'ottocento sessantadue. Ma, come se il caso prendesse a mantenere gli agitamenti della colonia quando posavano i raggiri e le tradigioni, Ribbâh moriva tra non guari, di moharrem dugento cinquantotto (17 novembre a 16 dicembre 871).[600] Seguillo alla tomba, nel mese di sefer (17 dicembre 871 a 15 gennaio 872), il suo fratello Abd-Allah, eletto wâli della Gran Terra, il continente cioè d'Italia, che i Musulmani aspramente infestavano ormai da trent'anni.[601]