Ciò fu cagione ad accrescere le forze dei Musulmani in quelle parti. In luogo dei corsali che ad ora ad ora entravano nel porto di Napoli, Atanasio chiamò un'intera oste di Musulmani, dandole forse le spese del viaggio, certamente stanza e occasione di far preda. Surse per tal modo tra le mura della città e il Sebeto (880) un campo musulmano, vero ribât o kairewân, dal quale uscian le gualdane addosso ai nemici del vescovo di Napoli; nè costui poteva vietare che spogliassero anco gli amici. Guastarono lo Stato di Capua, i confini di quei di Salerno, Benevento, Spoleto[801] e la campagna di Roma: monasteri, chiese, città, borghi, villaggi, monti, colline, isole, dice Erchemperto, furono saccheggiate a un paro.[802] Sovente in loro correrie i Musulmani faceano stanza ad alcun luogo forte, ch'indi divenia novello centro d'infestagione. Così poneansi (880) alla Cetara, luogo marittimo tra Salerno e Amalfi, e sforzavano i Salernitani ad uno accordo; i quali poi a tradimento li assalirono, credendoli sprovveduti: ma i Musulmani uscirono alla zuffa, recando nella prima fila in punta d'una lancia il trattato violato dai nemici, e rupperli con molta strage; dettero il guasto al paese, e fino osarono porre l'assedio a Salerno, donde poi furono cacciati per avere pochissime forze.[803] Così anche uno stuolo si afforzò a Sepiano tra Boiano e Telese: contro il quale invano mosse Guido Terzo, novello duca di Spoleto e di Camerino; sì che fu costretto a far pace coi Musulmani, dati reciprocamente statichi per la osservanza.[804] Nel medesimo tempo, altra schiera musulmana, con milizie di Napoli e Gaeta, andava ad assalire Castel Pilano nella contea di Capua, e n'era respinta. L'anno appresso (881), Musulmani e Napoletani e partigiani di Pandonolfo, chè sovente scambiavan parte quegli arrabbiati cugini di Capua e gli amici d'oggi diveniano nemici domani, mossero insieme alla volta di Capua; posero l'assedio all'anfiteatro, che si guardava come fortezza. Nello stesso anno ottocento ottantuno, il papa andò di nuovo a Capua, a comporre o raccendere le liti;[805] e, partendo in due la diocesi, consagrò vescovo un Landolfo, fratello di Pandonolfo, nella chiesa di San Pietro, che di lì a poco fu arsa dai Musulmani mandativi da Atanasio.[806] E con ciò porrò fine alle cose di Capua, ove tutti i piccoli Stati dei contorni, tutti i potentati vicini o lontani, feudatarii franchi di Spoleto, condottieri bizantini, Musulmani di Sicilia, vescovi, conti, pretendenti e il papa con essi, si avvolsero per tanti anni in un brutto laberinto di violenze e perfidie.

In questo mezzo, il papa, vergognando che il vescovo di Napoli lo avesse tenuto a bada per due anni, adunato un sinodo a Roma, del mese di marzo ottocento ottantuno, pronunziò contro Atanasio l'anatema, preludio, come ognun sa, della scomunica. Notevol è in quest'atto che il papa affermava avere profferto danari ad Atanasio, perchè spezzasse il patto coi Musulmani; e aver quegli amato meglio la parte che gli davano del bottino.[807] Ma il vescovo, niente sbigottito, spacciati suoi segretarii in Sicilia, fe' venire più forte stuolo di Musulmani; i quali con Sichaimo loro re, dice Erchemperto, forse Soheim condottiero di tribù o masnada, si accamparono alle falde occidentali del Vesuvio. La tradizione serbovvi memoria di loro per lunghissimo tempo; e n'avea ben donde: poichè, posando dalle scorrerie lontane, solean prendere sollazzo nei contorni, sì che non vi lasciarono armi nè cavalli nè giovanette, che non portassero al campo.[808]

La quale insolenza, non meno che gli anatemi del papa, scrive l'autore contemporaneo, sospinse Atanasio a disfarsi di cotesti ausiliarii.[809] Giovanni Ottavo, che già vedea i Musulmani presso Roma, o il temeva,[810] incalzò sue minacce, proponendo ad Atanasio, in prezzo della benedizione, ch'ei facesse scannare a suo potere i gregarii musulmani, pigliare a tradimento certi condottieri, di cui dava i nomi, e consegnarli ai legati pontificii, i quali avrebbero cura di mandarli a Roma.[811] Il vescovo di Napoli, avvezzo alle perfidie, assentì. Indettatosi con Salerno, Capua e altre città, con tutte le forze che poterono adunare, dettero addosso improvvisamente ai Musulmani; li cacciarono del golfo di Napoli; non però da Agropoli presso Salerno, ove que' valorosi, difendendosi, si ridussero.[812] Seguía questo evento, com'ei pare, nell'autunno dell'ottocento ottantadue. Giovanni avealo procacciato con tutte le forze dell'animo suo; e, si può dire, stando sempre con le armi alla mano contro i Musulmani, com'ei figuratamente scrivea ad Alfonso Terzo, re delle Asturie, richiedendogli una torma di cavalieri moreschi, probabilmente apostati dell'islamismo, detti con voce arabica Fâres.[813] Ma quand'ebbe conseguito lo scopo a Napoli e potea correre innanzi al compimento degli altri disegni, il papa morì avvelenato da' suoi famigliari, il quindici dicembre dell'ottantadue. Atanasio, suo discepolo e rivale nelle arti di regno, gli sopravvisse sedici anni: si provò in vece del papa ad assoggettare lo Stato di Capua; fallì in questo come Giovanni Ottavo; e alfine, dopo tanti misfatti, trapassò, cred'io, in odore di santità, ricordandosi di lui che a forza di digiuni ed esorcismi sgomberasse il territorio di Napoli dalle cavallette.[814]

Durarono alsì oltre la vita di Giovanni Ottavo i mali ch'egli avea suscitato. L'attentato suo contro la libertà di Gaeta avea spinto Docibile, primo magistrato della repubblica, a richiedere di aiuto i Musulmani; i quali venendo lungo la marina infino al lago di Fondi, s'eran accampati su i colli Formiani, come li chiama Leone d'Ostia, presso Itri; donde minacciavano il territorio di Roma. Sbigottito a ciò, Giovanni Ottavo, mostrando di pentirsi, aveva accarezzato i cittadini di Gaeta; pregatoli a disdire l'accordo: e i semplici Gaetini aveano ubbidito, affrontando doppio pericolo; l'ambizione cioè del papa, e l'ira degli ingiuriati Musulmani. La morte di Giovanni li campò del primo. Nella guerra contro i Musulmani patirono uccisioni e cattività; e alfine furono sforzati a rifare lo accordo, concedendo al nemico di stanziare un po' più discosto dagli Stati papali, su certi colli che s'innalzano non lungi da Traietto dalla parte del Garigliano, e portavano lo stesso nome della riviera. Questa fu l'origine della temuta colonia musulmana del Garigliano.[815]

La quale per più di trent'anni, flagello sopra flagello, afflisse la Terra di Lavoro, battuta anco dalle guerre civili: sì che il suolo abbandonato dagli agricoltori, divenne foresta di pruni e sterpi, al dire di Erchemperto, che il vedea con gli occhi proprii.[816] Dei particolari di tanto strazio altro non ci si narra che la distruzione di ricchi monasteri; perchè i frati cronisti poco si curavano del rimanente; perchè le proprietà laiche erano state desolate già assai prima dai Cristiani; e perchè i monasteri aveano possessioni più vaste che niun signore. Quello di San Vincenzo in Volturno, così detto dal sito presso la scaturigine del fiume, in diocesi d'Isernia, fu assalito dai Musulmani, com'ei pare, l'ottocento ottantadue, mentre stanziavano tuttavia nel golfo di Napoli; e il saccheggiarono e arsero, con uccisione, dicesi, di parecchie centinaia di frati, i quali in parte morirono con le armi alla mano.[817] Più lamentevole nei ricordi della civiltà il fato del monastero di Monte Cassino: celebre per la santità dello istitutore, l'antichità della fondazione, le sterminate ricchezze, l'autorità feudale che esercitò, la pietà, la prudenza, e, secondo i tempi, anco la dottrina dei frati suoi, ai quali si debbono croniche e biografie del medio evo, ed esemplari di molti scrittori dell'antichità. Al par che il monastero del Volturno, quel di Monte Cassino era stato più volte minacciato e taglieggiato nella prima guerra dei Musulmani. Venne adesso dal Garigliano la feroce masnada, che il disertò, l'anno ottocento ottantatrè, in due assalti; l'uno di settembre, l'altro di novembre: e furon arsi e rovinati gli edifizii, e scannato su l'altare lo abate Bertario, dicono le croniche del duodecimo secolo, ancorchè i contemporanei non ne facciano motto. Il monastero tosto rinacque dalle rovine; più splendido, più ricco, più orgoglioso; cinto di fortificazioni; sede di un abate feudatario o sovrano; capitale di uno Stato confinante col pontificio.[818] Tra queste ed altre simili devastazioni passarono tre anni fino all'ottantacinque. Intanto, tornato il vescovo di Napoli e anco il principe di Salerno a richiedere i Musulmani, costoro, allettati dal bottino, dimenticavano le passate tradigioni: una schiera, seguendo Atanasio e Guaiferio, stette a campo all'anfiteatro di Capua. Poscia, venuto un principe di schiatta aghlabita a domandare rinforzi per le colonie musulmane di Calabria, trasse gran gente di Agropoli e di Garigliano, e condusseli a Santa Severina,[819] ove Niceforo Foca ne fe' macello, come abbiam detto.

D'allora in poi quei due campi, scemati di possanza e di riputazione, recarono minor male al paese. Atanasio ora spingea qualche schiera di Agropoli a danno del principe di Salerno che si mantenne con aiuti bizantini;[820] or mandava i Musulmani a osteggiare Capua.[821] La repubblica di Gaeta ne ritenne ai suoi soldi cencinquanta; dei quali la più parte, andata con temeraria fazione a Teano contro duemila e cinquecento uomini capitanati da Landone,[822] fu tagliata a pezzi, campando sol cinque persone.[823] Guido duca di Spoleto assalì una volta il campo di Garigliano; ruppe una schiera ch'erane uscita a combattere;[824] poi, congiunto ad Atenolfo,[825] marciando da Spoleto a Capua, trovò alle Forche Caudine un Arran, fierissimo condottiero musulmano, con trecento soldati, e tutti li passò al taglio della spada (887). Morto Carlo il Calvo, e andato Guido in Lombardia (888), i Musulmani alla lor volta saccheggiavano il Ducato di Spoleto.[826] Un'altra schiera, superati in uno scontro i Capuani, difilata ne andò sopra il monastero di San Martino in Marsico; ma trovò l'abate e i monaci in arme e a cavallo; fu respinta da loro, e poi sterminata dalle milizie di Atenolfo e Landolfo.[827] Pochi anni appresso, veggiamo i Musulmani, padroni di Teano, respingere lo stratego bizantino Teofilatto, venuto da Bari.[828] Veggiamo un'altra gualdana del Garigliano assediare il castel di Rocca Monte presso Nocera; e già ridurlo, per difetto di acque, quando una pioggia rinfrancò il presidio, il dì di San Vito, non sappiam di quale anno.[829] L'ottocento ottantotto, Napoletani, Bizantini, e Musulmani erano spinti di nuovo da Atanasio sopra Capua: contro i quali uscito Atenolfo con le forze ausiliari di Aione principe di Benevento e con un'altra schiera di Musulmani, si combattè a Santo Carzio in quel d'Aversa; tra i Cristiani soli bensì, poichè i seguaci di Maometto dall'una e dall'altra parte si stettero.[830] Non andò guari che fatta una pace da Atanasio con Capua, uniti insieme tutt'i condottieri musulmani assalivano a un tempo gli Stati di Napoli e di Salerno; uno stuolo loro, rotto da Guaiferio presso Nocera, parte mettea giù le armi, parte si disperdea tra le selve; un altro insieme coi Capuani andava a dare il guasto al territorio di Napoli.[831] Chiamati poscia da Aione, che s'era spiccato dai Greci, andarono con esso a far levare l'assedio di Bari, ma furono rotti dal patrizio Costantino.[832]

Dalle quali fazioni è manifesta la condizione dei Musulmani in quelle parti: masnade di rubatori, che faceano, quando occorrea, da compagnie di ventura; e, quando stringeva il pericolo, s'annidavano ad Agropoli e al Garigliano. Par che tra loro non mancasse chi si diè al traffico, o esercitò due mestieri ad un tempo, ladrone e mercatante; ritraendosi come in Salerno una volta si sospettò che i Musulmani accorsi in grandissimo numero sotto specie di pace, disegnassero qualche mal tiro; se non che furono vegliati, e poi vietato loro di entrare con armi in città.[833] Tra così fatti commercii e l'usare con le milizie di quegli Stati cristiani, con le quali andavano in guerra e per conseguenza spartivano il bottino, i Musulmani si addimesticarono nel paese. Quel rifiuto d'Affrica e di Sicilia, a dir vero, non avea parti d'incivilimento da comunicare altrui; pure arrecava qualche usanza; promovea, poco o molto, la influenza arabica che si vide a Salerno e altrove nel decimo e undecimo secolo. Spicciolati, menomati, assuefatti ad una certa dipendenza dai Cristiani, e, sopra tutto, privi di aiuti della madre patria, rimaneano come piaga inveterata ch'uom più non pensi a curare; nè alcuno li potea temere conquistatori, fino al passaggio di Ibrahîm-ibn-Ahmed, del quale innanzi si dirà.

CAPITOLO XII.

Prendendo a studiare il popolo vinto nell'isola, la prima cosa convien tornare alla memoria i modi e la progressione del conquisto. Delle terre di Sicilia altre abbiam visto prese di viva forza, ovvero a patti che guarentissero le persone e gli averi; altre sottomettersi a tributo; altre vittoriosamente resistere. Le prime e le seconde di raro furon distrutte; talvolta i Musulmani vi posero colonie; più sovente le tennero suddite, abbattute pria le fortificazioni e presi ostaggi; nè in tutte lasciaron presidii. Non presidii nè colonie ebbero le città tributarie. Le independenti durarono nell'antico esser loro; aggiuntovi i pericoli, la gloria e la febbrile attività della guerra.

Quanto al cammino dei conquistatori, si è potuto notare che s'avanzarono quasi sempre da ponente a levante. Combattuto qua e là con varia fortuna per quattro anni (827-831) e ferme poi le stanze in Palermo, s'insignorirono entro un decennio (831-841) del Val di Mazara: regione piana anzi che no, abbondante di pascoli e terre da seminato; nella quale fondarono lor prime colonie e trasportarono gli schiavi che coltivassero i poderi occupati. Nei diciott'anni susseguenti (841-859) fu domo con più duro contrasto il Val di Noto: terreno feracissimo, ondulato, sparso di men alti monti e men vaste pianure che il Val di Mazara; nè par che i Musulmani prendessero a soggiornarvi finchè Siracusa tenne il fermo. Repressa intanto la sollevazione cristiana dell'ottocento sessanta, che fu comune al Val di Mazara e al Val di Noto, i vincitori si spinsero in Val Demone: provincia formata dalla catena degli Apennini e dall'Etna; e però tutta valli e aspre montagne, coperta d'alberi da bosco e da giardino, e difendevole assai. In Val Demone, invero, aveano occupato Messina ed alcun'altra città marittima; pure, entro sessant'anni (843-902) non arrivarono a spuntar dalla difesa le popolazioni cristiane ridotte in un triangolo, il cui vertice toccava Catania e la base stendeasi dai monti sopra Messina infino a Caronia, com'io credo.[834]