[219.] Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso.

[220.] Ibn-Ahbâr, MS. citato, fog. 9 verso, narra che i 40,000 uomini passati in Affrica il 761 aveano centoventotto kâid (condottieri). S'intenda che ciascun di costoro capitanasse una parentela, o vogliam dire frazione di tribù. Veggasi anche il Baiân, pag. 61.

[221.] Confrontinsi, Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso a 15 recto; Baiân, p. 80 a 86; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 59, 60, e 82 a 94; Nowairi, presso De Slane, Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 374 a 405. Intorno Abbâsia, ossia El-Kasr-el-Kadim, si vegga Bekri, nella raccolta Notices et extraits des MSS. tom. XII, p. 477. L'ambasciata di Carlomagno a Ibrahim è portata all'anno 801 da Einhardo, Annales, presso Pertz, Scriptores, tom. I, p. 190.

[222.] Veggansi Ibn-Khaldûn, Nowairi e il Baiân per tutto il tempo degli Aghlabiti.

[223.] Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 recto. — Di quest'altra adunata della gemâ' si dirà nel lib. II, cap. II. Basti notar per ora che al dire di Nowairi vi sedeano i wagîh e i fakîh, ossia notabili e giureconsulti.

[224.] Afferma Ibn-el-Athîr che il rito di Mâlek fosse adottato nell'Affrica propria per comando di Moezz-ibn-Badîs, secondo principe zeirita, MS. C, tom. V, fog. 46 verso, sotto l'anno 406.

Ho lasciato come superflue le citazioni su le vicende dei quattro dottori principi, che sono notissime. Su la giurisprudenza musulmana veggansi le introduzioni di D'Ohsson, Tableau général de l'Empire Ottoman; Hamilton, The Hedaya; e il testo arabo di Mawerdi, Ahkâm-sultâniia. Il barone De Slane ha fatto un bel quadro degli studii legali dei Musulmani nella Introduzione al primo volume della versione inglese d'Ibn-Khallikân, p. XXIII, seg. Veggansi altresì: M. Worms, Recherches sur la Constitution de la Propriété territoriale dans les pays musulmans, pag. 1, seg.; e M. Perron, Aperçu préliminaire al trattato di Khalîl-ibn-Ishâk nella raccolta intitolata Exploration scientifique de l'Algérie, Sciences historiques, tomo X.

[225.] Baiân, p. 87; ibn-Khaldûn, l. c., p. 94 a 96; e Nowairi, l. c., tomo I, p. 404. Nowairi, il solo che dia la misura di superficie resa da me aratata, dice coppia arante. Si tratta al certo di una misura geodetica; e però la ho resa con la voce aratata, che non si trova nei vocabolarii, ma ch'era in uso in Sicilia fino ai principii del nostro secolo, e indicava un po' vagamente una vasta estensione di terreno. Ho evitato la nota voce iugero, la quale etimologicamente risponderebbe all'arabico zeug del Nowairi, ma denota una misura agraria ben diversa. Il jugerum era la superficie da potersi lavorare in un dì con una coppia di buoi; e risponde a poco più di 25 ari di misura francese. Il zeug, detto oggidì in Algeria zuigia, e anche gebda (zouidja e djebda in ortografia francese), è misura varia secondo i luoghi, e risponde più o meno al terreno che un giogo di buoi può arare in una stagione. Secondo i cenni che ne dà M. Worms, Recherches sur la propriété territoriale dans les pays musulmans, p. 421-422, credo denoti una superficie che varia dai sette ai diciotto hectares. Ciò basta a comprendere che si potessero porre 8 dinâr, ossia da 100 lire italiane, sopra ogni aratata di terreno. La voce zeug con questo medesimo significato occorre nelle memorie siciliane del X e del XII secolo, come a suo luogo si dirà.

[226.] Si scorge ciò dalle parole di Asad-ibn-Forât riferite da noi nel Libro II, cap. II, su l'autorità del Riadh-en-nofûs.

[227.] Veggasi il Libro II, cap. II.