[228.] Rhiad-en-nofûs, MS., fog. 29 recto.

[229.] Così dice Sefadi, MS. di Parigi, biografia di Ziâdet-Allah. Sefadi visse nel XIV secolo. Gli scrittori dai quali copiò tal giudizio provano che vale per tutti i popoli il detto d'Ariosto: “Non fu sì santo nè benigno Augusto ec.,” canto XXXV, st. 26.

[230.] Ibn-Werdan, MS. di Tunis, § 1. Quest'autore aggiugne che furono spesi nella moschea di Kairewân 86,000 dinar, ossia da 1,247,000 di lire italiane. Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 30 verso, senza far menzione di ciò, narra i particolari dell'opera: che fu abbattuta l'antica moschea; rifabbricata di pietra, marmi e cemento; che il Mihrâb, ossia nicchia in dirittura della Mecca, era tutto di marmo ornato di rabeschi e iscrizioni, sostenuto da colonne di bellissimo marmo screziato bianco e nero; e che dinanzi a quello si innalzavano due colonne rosse con fregi di vermiglio vivacissimo, che più belle non se n'eran viste al mondo, e l'imperator di Costantinopoli le volea comprare a peso d'oro. La voce che per analogia ho tradotto cemento, è sahn, scritta con le lettere 14, 6, e 25 dell'alfabeto arabo d'oriente.

[231.] Questo è senza dubbio il significato delle parole del Baiân, copiate al certo da più antico scrittore: giund, eserciti (giuiusc), e turbe sopravvegnenti (wofûd).

[232.] Nowairi, presso De Slane, Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, p. 405, seg.; Riadh-en-nofûs, MS., fog. 26 recto, 28 recto e verso; Bekri, nella raccolta Notices et extraits des MSS., tom. XII, p. 478; Ibn-el-Athîr, MS. A, fog. 120 recto, C, fog. 191 recto; Baiân, p. 88 a 95; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 96, 103. Ho corretto il nome di Tonbodsa su l'ortografia che ne dà Ibn-el-Athîr.

[233.] Confrontinsi, Baiân, p. 28; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), Histoire de l'Afrique, MS., fog. 16 recto, e traduzione francese, p. 63; Pagi, ad Baronium, ann. 696; e le autorità citate da Gibbon, Decline and fall, ch. LI, note 207, 208, 209.

[234.] Mi riferisco per i particolari alle parti 1ª e 2ª dell'accurato lavoro di M. Reinaud, Invasions des Sarrazins en France.

[235.] Veggasi Ibn-Khaldûn presso Gayangos, The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, p. XXXV, seg.

[236.] Confrontinsi Ibn-Kutîa, MS., fog. 21 recto e verso; Baiân, tomo II, p. 78, 79, 82; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 106 verso, e 107 recto, sotto l'anno 198; e 139 verso, sotto l'anno 206; Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe 742 quater, tomo IV, fog. 96 verso; Hollet-es-siiarâ, presso Dozy, Notices sur quelques MSS., p. 38, seg.; Marrekosci, p. 13, 14; Nowairi, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 72 recto; Ed-Dhobbi, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 5 verso; Conde, Dominacion de los Arabes en España, parte II, cap. XXXVI. La tradizione che scolpa Hâkem si legge nel Baiân, compilazione del XIII secolo. La sorgente primitiva fu senza dubbio qualche cronica dei liberti di casa Omeîade, scrittori la cui servilità è stata notata dal professor Dozy, editore del Baiân, Introduzione, tomo I, p. 16, seg.

[237.] Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 146 recto e 147 verso, anno 210; Hollet-es-siiarâ; Ibn-Khaldûn; Nowairi, Conde, ll. cc. Veggasi ancora Renaudot, Historia Patriarcharum Alexandrinorum, dalla p. 251 alla 270, che porta i fatti, ma sbaglia la cronologia.