[238.] Theophanes Continuatus, p. 73 a 77, 79 a 81, §i 20 a 23, 25 a 26 del regno di Michele il Balbo; Symeon Magister, p. 621 a 624, §i 3, 4 del medesimo regno. — La Continuazione di Teofane, ch'è la principale tra queste autorità bizantine, riferisce il primo disegno dell'impresa dei Musulmani sopra Creta al principio della guerra di Tommaso di Cappadocia, che tornerebbe all'821. Su questi e altri riscontri vaghi al paro, i compilatori han posto la occupazione dell'isola nell'824, e l'impresa d'Orifa nell'825. Secondo Ibn-el-Athîr, loc. cit., i Musulmani spagnuoli non partirono d'Alessandria che l'anno 210 (aprile 825 ad aprile 826).
[239.] Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tom. IV, fog. 21 recto.
[240.] Bekri, nella raccolta Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 500. Quest'autore non assegna altra data che il califato di Abd-el-Melik-ibn-Merwân; il quale durò venti anni, dal 685 al 705. Ma senza timor di errore ne possiam togliere i primi tredici anni, quando gli Arabi aveano ben altro da fare in Affrica che perseguitare i rifuggiti di Pantellaria. Non trovandosi ricordato in questa fazione il nome di Musa, è probabile che seguisse prima della sua venuta in Affrica, la data della quale per altro è dubbia. Fa cenno di questa impresa, forse su l'autorità di Bekri, il Tigiani, Rehela, nel Journal Asiatique, août-sept. 1852, p. 80; e aggiugne essere state allora occupate le isolette vicine all'Affrica.
[241.] Ibn-Koteiba, Ahâdîth-el-imâma, presso Gayangos, The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, Appendice, p. LXVI.
[242.] Le varie opinioni degli eruditi musulmani sono esposte da due diligenti compilatori: Tigiani, Rehela, nel Journal Asiatique, août-sept. 1852, p. 65 a 71; e Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 1, a 20. — Ho detto “sgomberare” e non, come gli scrittori musulmani, “scavare” il canale, poichè noi sappiamo che questo e la laguna esistevano ne' tempi antichi. Veggasi a tal proposito una nota del traduttore del Tigiani, M. Rousseau, op. cit., p. 69, 70.
[243.] Tigiani, op. cit., p. 69, dice che il califo comandò di inviarsi dall'Egitto ad Hassân duemila Copti, tra uomini e donne, perchè si servisse dell'opera loro, e che Hassân distribuì quelle famiglie tra Râdes, presso Tunis, e gli altri porti dell'Affrica. Indi si vede manifestamente che fossero artigiani.
[244.] Tigiani, Rehela; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani); e Ibn-Koteiba, Ahâdîth-el-imâma, ll. cc.
[245.] Lo argomento da ciò, ch'ei mandò in Sicilia mille uomini soltanto, non ostante il cominciato apparecchiamento di sì grande numero di legni, i quali, per piccioli che fossero, doveano portare almeno una cinquantina d'uomini ciascuno, e però una forza totale di 5,000 uomini o più.
[246.] Ibn-Koteiba, Ahâdith-el-imâma, MS. del professor Gayangos, fog. 69 recto e verso, e versione inglese in appendice al Makkari, The history of the Mohammedan dynasties in Spain, tomo I, p. lxvj. L'erudito orientalista di Madrid, mandandomi copia di questo squarcio di testo per lettera dell'11 maggio 1854, ha corretto in alcune parti la detta sua versione. Quanto all'isola assalita, sul nome della quale io gli esposi i miei dubbii, egli crede doversi ritenere la lezione del MS.; perchè pochi righi appresso la voce Sicilia vi è scritta con lettere diverse. Nondimeno io inclino all'opinione contraria, riflettendo che tal variante possa provenire da una delle due sorgenti alle quali par che Ibn-Koteiba abbia attinto questo racconto. In una di quelle il nome di Sicilia potea per avventura essere scritto con la sin in luogo di sad e la Caf (XXII lettera) in luogo di Kaf (XXI lettera); nella qual forma Sikilia, facilmente si può confondere con Silsila. Io ho veduto appunto Silsila chiaramente scritto su la Sicilia in una ottima carta geografica in pergamena, delineata nel 1600 da Mohammed-ibn-Ali-es-Sciarfi, da Sfax, posseduta dalla Biblioteca imperiale di Parigi.
Mi conferma nel mio supposto la Cronologia di Hagi-Khalfa, MS. di Parigi, ove leggesi, nell'anno 82, una impresa in Sicilia di 'Attâr-ibn-Râfi'; poichè, non trovandosi questo fatto in Ibn-el-Athîr, è verosimile che Hagi-Kalfa l'abbia tolto da alcun MS. d'Ibn-Koteiba più corretto che quello del professor Gayangos.