[519.] Makrizi, citato da Sacy, Chrestomatie Arabe, tomo I, p. 137.

[520.] Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 15. La versione “tum quod de majoribus suis optime meritus fuisset,” si corregga: “ed anche per essere stati i maggiori di Hasan, fedeli servitori degli antenati di Mansûr.” Così evidentemente si risalisce al Mehdi.

[521.] Veggasi il Libro III, cap. IX, p. 191.

[522.] Sapendo male l'arabico e peggio il diritto musulmano, Marco Dobelio Citeron tradusse: “dedit insulam Siciliæ in feudum ec.,” negli estratti di Scehâb-ed-dîn-Omari, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 59. Il Di Gregorio sospettò l'errore, ibid., nota f; e con minore incertezza lo ha condannato il Wenrich, lib. II, cap. 230, p. 270, 271. Il fatto di cui nè l'uno nè l'altro si accorsero, è che il compilatore copiava Abulfeda, e che però abbiamo il testo arabico, quantunque siasi perduto il MS. di Scehâb-ed-dîn. Or Abulfeda dice meramente che Mansûr diè il waliato (ossia oficio d'emir) di Sicilia ad Hasan. Annales Moslemici, tomo II, p. 446, anno 336. Il Martorana scansò l'errore senza confutarlo.

[523.] Notizie storiche dei Saraceni Siciliani, tomo I, p. 92, II, p. 15.

[524.] L'ho accennato, Libro I, capitolo IV, p. 147, del primo volume, e Libro III, cap. I, p. 5, del presente. Wâli, in rapporto di annessione con altri titoli di magistrato, significa altro. Emir, legato alla voce “esercito,” significa meramente “capitano.” In tempi più recenti si son chiamati emir tutti i discendenti di famiglia principesca ed anche que' di Maometto.

[525.] Nè anco la Cronica di Cambridge, scritta al tempo dei Kelbiti. Pur fu questa che suggerì la distinzione al Martorana, poichè Hasan è il primo emiro di cui noti la elezione (948). Ma degli altri il cronista non la disse, ignorando forse la data; e in ogni modo ei ben dà il titol d'emiro a Sâlem (917-937).

[526.] Veggansi: Libro II, cap. V, VI, VII, IX, X, e tutto il libro III. Prendendo a caso qualche esempio in Ibn-el-Athîr, si trova il titolo di emir di Sicilia negli anni 835, 851,882, 895, 925; frammessovi talvolta il titolo di wâli, e chiamandosi sempre l'oficio waliato. Così negli altri annalisti musulmani. Il Bâian dà nell'835 il titolo di Sâheb, del quale si è detto a suo luogo.

[527.] Wenrich, Commentarii, lib. I, § 229, p. 269. I passi ch'ei cita dell'opera del barone De Hammer su la Costituzione dell'impero musulmano doveano farlo accorto del vero; tanto più che De Hammer gli forniva il nome di un emir di Sicilia nell'880; e che egli stesso ne avrebbe potuto vedere molti altri nei testi arabici. Ne uscì scrivendo: Utcumque vero rex se habuerit, id certe constat dignitatem illam in Hasani Calbitæ familia, hereditario quasi jure postmodum remansisse. E col quasi sdrucciolò su quell'altro intoppo dell'oficio rimaso per un secolo nella medesima famiglia.

[528.] Lo stesso punto di diritto pubblico si trattò per l'Affrica propria nel 361 (971-72), allorchè Moezz, trapiantando la sede in Egitto, dovea non ristorare ma instituire l'emirato nella provincia. Proffertolo ad un Gia'far-ibn-Ali di schiatta arabica, questi domandò pien potere nella elezione dei magistrati, nell'amministrazione della finanza e in ogni altro atto di governo; senza obbligo di render conto dell'azienda nè di aspettare l'approvazione del califo per mandare ad effetto i provvedimenti. Moezz gli rispose in collera che volea farsi principe in vece di lui. Accomiatatolo, si volse al berbero Bolukkin, fondatore della dinastia zirita; il quale domandò al contrario che il califo eleggesse i magistrati, gli amministratori della finanza, i capitani delle milizie; che gli affari più rilevanti si trattassero in un consiglio degli oficiali pubblici; e ch'egli, Bolukkin, facesse eseguire le decisioni del Consiglio. Moezz scelse lo Zirita; dicendo pure a un suo fidato, che quegli andrebbe per via più lunga allo stesso scopo al quale Gia'far volea giugnere d'un salto. Makrizi, Kitâb-es-Solûk, versione presso Quatremère, Vie da calife fatimite Moezz; Journal Asiatique, (novembre 1836 e gennaio 1837), estratto, p. 87, 88.