[539.] Cedreno, l. c. Si vegga la nota 1 della pagina 242.
[540.] Cedreno dice che il capitan musulmano, innanzi la battaglia, confortò i suoi a non temere un esercito ove i soldati erano maltrattati dai condottieri; alludendo alle taglie e ingiurie con che il patrizio e lo stratego aveano offeso i sudditi. Mi è parso di accettare il fatto morale, non il materiale del discorso di Hasan; il quale sembra dettato al Cedreno dall'arte rettorica con che si è scritta la storia per tanto tempo.
[541.] Confrontinsi: Cronica di Cambridge, anno 6461, op. cit., p. 50; Cedreno, Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, ll. cc; Lupo Protospatario, anno 951 presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 54, dove si legge: “Malachianus fecit prælium in Calabria cum Saracenis et cecidit.” Il giorno della battaglia si ricava da Ibn-el-Athîr, il quale lo dice diverso nei due racconti del 336 e del 340; che son d'origine evidentemente diversa. Nel primo è la festa di Aráfat ossia il 9; nel secondo quella del Dhohâ ossia il 10 di dsu-l-higgia; il qual divario vien forse dal conto astronomico che precede il civile di mezza giornata. Il nome del patrizio Μαλακένος, dato dal Cedreno, è trascritto nella Cronica di Cambridge M””l”gên o M””l”gân e in Lupo Malachianus. Novella prova del fatto da noi già notato, che in Sicilia il x si pronunziava c ovvero g, almen dal IX secolo in poi. In Puglia si rendea con l'antico suon latino ch.
[542.] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, e Cedreno, ll. cc. Ho notato sopra che Ibn-el-Athîr dia due narrazioni diverse di questa impresa dal 952. Le narrazioni differiscono anche sul modo della tregua; leggendosi nel cap. del 336 che entrato l'anno 341 (28 maggio 952), e stando Hasan tuttavia all'assedio di Gerace, venne a trovarlo un ambasciatore di Costantinopoli, col quale fece la tregua e passò indi a Reggio. Lo stesso autore, nel capitolo del 340, scrive che, assediata Gerace, fu fatta composizione per danaro, e che Hasan poscia mandò uno stuolo alla città di Petracucca. La tregua di Gerace fu dunque per la sola città, e si estese poi alla provincia; ovvero si fermò a Gerace per tutta la Calabria? In quest'ultimo caso si potrebbe supporre che Pietracucca fosse stata assalita, sia contro i patti, sia perchè non obbediva all'imperatore e però non entrava nella tregua.
[543.] Il fatto è indubitabile, leggendosi nella Cronica di Cambridge e in Ibn-el-Athîr. Il nome nella Cronica è B tra”ûka, dove si potrebbe porre un f. ovvero un k al luogo che ho segnato con virgolette, mancandovi i punti diacritici. In ogni modo è inesatta la trascrizione e versione latina, dove le prime tre consonanti furono attribuite al nome geografico e delle altre si compose un avverbio, molto inopportuno. 1 MSS. d'Ibn-el-Athîr hanno B tr kûka. La stessa lezione si trova nel Mo'gem-el-Boldân di Iakût, il quale trascrive un passo d'Ibn-Haukal, che pone appunto B tr kûka tra Gerace e Reggio; e la menzione fattane in suo breve cenno prova che nel X secolo fosse terra importante per popolazione o commercio. Due secoli dopo Ibn-Haukal, Edrisi ha B tr kûna, secondo i MSS. di Parigi, i quali sendo di scrittura africana, vi si può leggere un altro k in vece della n senza far violenza al testo. Ed è nome, dice Edrisi, d'un fiumicello che mette foce a tre miglia dal capo Gefira (Zephyrium) e sei miglia da Bruzzano: come va corretta la versione di M. Jaubert, tomo II, p. 116, che salta queste e altre cifre di distanze. Invano ho cerco nelle carte e descrizioni della Calabria il nome moderno di questo luogo. Il sito risponde a Pietrapennata o Brancaleone, e si dèe supporre in monte, atteso quel nome di Petra. Cocca, cucco, e simili son voci di bassa latinità e bassa grecità, passate nell'idioma nostro e nei dialetti di Calabria e di Sicilia dove cucca significa civetta, coccoveggia.
[544.] Nella sola Cronica di Cambridge troviamo dopo B trakûka l'altro nome geografico Rm t sa. Rametta in Sicilia non può essere; poichè la stessa Cronica scrive il nome altrimenti. Roseto e Tremiti mi sembrano le lezioni più probabili; la seconda delle quali s'accorderebbe con l'assalto al Gargano.
[545.] Chronicon Sanctæ Sophiæ presso Muratori, Antiquitates Italicæ Medii Ævi, tomo I, p. 253. Gli assalitori poteano esser Cretesi; ma sembra più probabile che l'armata siciliana, dopo la tregua coi Bizantini, abbia infestato i dominii di Benevento
[546.] Cronica di Cambridge, l. c., la quale porta questi fatti nel 6461 (1 sett. 952 a 31 agosto 953) quando forse Hasan fece ritorno in Sicilia. Il Rampoldi, tomo V, p. 284, anno 954, fa sequestrare il navilio siciliano, e condurlo in Affrica, cioè applica ai legni ciò che la cronica scrive del Capitano. Martorana e Wenrich lo seguono. È da avvertire che gli Annali arabici dan sempre Hasan come capitan supremo nelle due imprese del 951 e del 952. Coteste vittorie de' Musulmani in Calabria sono ricordate in termini generali da Iehia-ibn-Sa'îd, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 131 A, fog. 87 verso.
[547.] Il testo dice fabbricò; par si debba intendere che acconciò ad uso di moschea qualche edifizio della città.
[548.] Ibn-el-Athîr, anno 336, MS. B, p. 263; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 168, 169, dove per errore di stampa è detto: “El Haçan retourna alors à Kharadja où il bâtit etc.” In luogo di Kharadja, dèe dire Reggio, come nel testo arabico. Terminando il racconto di queste imprese di Hasan in Calabria, avverto averne escluso i fatti che si leggono dal 948 al 952 nella Cronica di Arnolfo e nelle interpolazioni alla Cronica della Cava, pubblicate l'una e le altre dal Pratilli, tomi III e IV; della quale impostura non diffidò sempre il Martorana, nè prima di lui il De Meo, Annali... del Regno di Napoli, tomo V, p. 288 a 325.