[559.] De Meo, Annali del Regno di Napoli, tomo V, p. 358, anno 958. Il solo mallevadore è l'autore anonimo degli Atti di Sant'Agrippino. Se il fatto si può ammettere, parmi abbia ragione il De Meo a porlo il 958 piuttosto che il 961, com'altri avea pensato.

[560.] Cronica di Cambridge, l. c, anni 6468 e 6469 (i settembre 959 a 31 agosto 961). Il nome che trascrivo Afrina coi primi editori, è scritto senza punti: onde può esser composto delle lettere seguenti: 1. a o i; 2. f, k; 3. b, t, th, n, i; 4. idem; 5. a ovvero h aspirata.

[561.] Cedrone, l. c.

[562.] Ibn-Sceddâd, dal quale è tolto questo passo d'Abulfeda, Annales Moslemici, tomo III, p. 446, seg., anno 336. Vi si accorda Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 37 verso. Entrambi pongono il fatto nel 347 (24 marzo 958 a 12 marzo 959), e dicono solo dell'andata di Ahmed coi trenta, senza nominare Hasan.

[563.] Cronica di Cambridge, anno 6469 (1º sett. 960 a 31 ag. 961), presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 50, dicendo di Hasan e non di Ahmed. Il divario della data non monta, o accenna viaggi diversi.

[564.] Il Martorana, tomo I, p. 100, e il Wenrich, lib. I, cap. XIV, § 128, p. 164, interpretano che i trenta fossero iti a far professione di rito sciita. Ma le parole della Cronica che ho citato portano piuttosto ad affiliazione alla setta ismaeliana. Il giuramento non occorrea per la esaltazione del principe, riconosciuto in Sicilia da parecchi anni. Nè giuramento poi, nè solenne professione si facea del rito sciita; il quale, differiva dall'ortodosso in una frase dell'appello alla preghiera e in pochi punti di dritto, e però la pratica di quello dipendea dagli oficiali del governo, nè i privati ci avean che fare. D'altronde si è già notato quanto agognasse la novella dinastia a far proseliti alla setta ismaeliana. Veggasi Libro III, cap. VI, p. 136, 137.

[565.] Cronica di Cambridge, l. c. La voce che traduco “stipendii militari” si potrebbe leggere in altro modo, e significherebbe “acquisti.” Ma qui tornano a sinonimi; perchè, non essendovi per anco terre da dividere, il principe non potea donarne di quelle dello Stato, ma solo assegnare temporaneamente le entrate di esse. Veggasi il Libro III, cap. I, p. 16, seg., di questo volume.

[566.] Cronica di Cambridge, l. c.

[567.] Abulfeda, e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. S'intende ch'essi non fanno motto dei pensieri ch'io attribuisco a Moezz, ad Hasan ed ai nobili Siciliani.

[568.] Nowairi citato da Quatremère, Vie de Moëzz nel Journal Asiatique, IIIe série, tomo II, p. 420.