[619.] MS. greco, Ancien Fonds, 497, proveniente dalla biblioteca di Colbert. La soscrizione è pubblicata dal Montfaucon, Paléographie, 45 A, e meglio da M. Hase, in nota alla pagina 67 del testo di Leone Diacono. La soscrizione a p. 444, data nella prigione di Africa, come si chiamava anche Mehdia ἐν τὸ δεϚμωτηρίῳ ’Αφρικῆς, è di settembre indizione decima (967). Niceta non vi dimenticò i titoli di protospatario e drungario dell'armata.
[620.] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn che dicono entrambi cittadi dei Rûm. Ma questi non poteano essere di Sicilia ove i Musulmani non si contentavano al certo di tributo che pagasse il municipio.
[621.] Si confrontino: Leonis diaconi Caloënsis, ec., ed. di Bonn, p. 65-67; Vita di San Niceforo vescovo di Mileto, d'anonimo siciliano o calabrese, MS. greco di Parigi, Ancien Fonds, 1181, squarcio dato da M. Hase in nota a Leone Diacono, op. cit., p. 442; Cedreno, tomo II, p. 353 e 360, ediz. di Bonn; Liutprando, Legatio, presso Pertz, Scriptores, tomo III, p. 355, 356; Lupo Protospatario, anno 965, presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 55; Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 51, la quale è interrotta appunto al principio di questa impresa; Ibn-el-Athîr, anno 353, MS. B, p. 308 seg., C IV, fog. 361 verso; Abulfeda, Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 448; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 16 a 18; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique ec., p. 170, 171, e Storia dei Fatemiti, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 21 recto, con la versione di M. De Slane, in appendice alla Histoire des Berbères dello stesso Ibn-Khaldûn, tomo II, p. 529 seg.; Hagi-Khalfa, Cronologia, anno 353, nella versione italiana del Carli, p. 63; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, Supl. Arabe, 851, fog. 26 verso, e 37 verso, seg. Il Rampoldi, Annali Musulmani, tomo V, p. 306, 311 e 314, con incredibile sbadataggine, fa sbarcare e morire Manuele il 963; lo fa tornare in Sicilia il 964, e inventa nel 965 una guerra dei Cristiani di Girgenti, che sembra replica della rivoluzione del 938. Il Quatremère, nella Vita di Moezz, Journal Asiatique, IIIe serie, tomo III, p. 65 a 68, fa il racconto di questa impresa su i testi di Abulfeda e di Nowairi. Una lezione erronea del secondo, portò l'illustre orientalista a tradurre “Les Musulmans étaient animés par le sentiment de l'honneur” in vece di “entrarono nel proprio campo” come si ha di certo, confrontando il testo d'Ibn-el-Athîr.
[622.] Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 19. Se avessi più osato, avrei tradotto “preposti all'inurbamento,” che sarebbe proprio la voce del testo: 'imâra. Avvertasi che la cronica copiata da Nowairi dice “fabbricare.” Ma le mura di Palermo erano al certo più antiche. Si deve intender anco “riattare” là dove parla delle città di provincia.
[623.] Journal Asiatique, IVe série, tomo V, p. 92 a 95.
[624.] Il Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 167, diè il disegno ridotto d'una iscrizione del castel di Termini, nella quale si leggono certamente i nomi di Moezz-li-dîn-Allah e di Ahmed. Ma la data del 340, anche aggiuntavi una cifra d'unità, ed anche supposta tal cifra di nove, sarebbe anteriore al fatto nostro; e in ogni modo mancano altri compartimenti che doveano contenere “fabbricato per comando ec. per le cure dell'emiro ec.” Pertanto questa iscrizione, come tutte le altre, è da rivedersi sul monumento, se si potrà; e per ora accerta soltanto che il castel di Termini fu edificato nel regno di Moezz.
[625.] Schivando, per genio di lor lingua, due consonanti in principio di parola, premessero a κλίμα una alef con la vocale i.
[626.] Ibn-Haukal, Geografia, capitolo dell'Affrica, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 885, p. 36, 45, 48, 51, 52, dice degli iklîm della penisola Bâsciu (oggi Dakhel), di Susa, Setfura, Laribus, Ascîr, e Cafsa.
[627.] Edrisi, Geografia, nel capitolo di Sicilia, dice degli iklîm di Siracusa, Noto, Mazara, Marsala, Trapani, Cefalà, Rahl-Menkûd; chiama Sciacca la metropoli degli iklîm (al plurale), che prima dipendeano da Caltabellotta; anche al plurale accenna quei di Castrogiovanni e quei di Pietraperzia: e infine dice che da Caronía cominciasse l'iklîm di Demona. Tolto quest'ultimo, che pare risponda al Val Demone, gli altri sono o distretti o circondarii, non mai province.
[628.] Presso Sacy, Description de l'Egypte par Abdallatif, appendice, p. 586 seg. Il titolo è appunto “Dei luoghi (che si comprendono) negli iklîm d'Egitto.” Percorrendo la lista, si trova il solo iklîm di Nesterawa, e le altre circoscrizioni sono denominate talvolta 'aml (governo), talvolta thaghr (frontiera). 'Aml sembra, anche in Edrisi, sinonimo di iklîm, se pur non indica meramente la circoscrizione del governo civile, quando iklîm sia riserbato alla circoscrizione militare; il che suppongo senza poterlo affermare. Thaghr avea il valore che diamo oggidì a “piazza,” in linguaggio d'amministrazione militare. È da notare che nel detto documento di Egitto v'ha 21 divisioni; che gli 'aml racchiudono un numero di luoghi molto diverso, da 383 a 150 ed anche meno. I thaghr di Alessandria, Rosetta e Damiata ne hanno molto meno; e l'iklîm di Nesterawa sol cinque.