[808.] Robâ'i. Altri MS. hanno dinâr. Il rebâ'i è ricordato come moneta corrente in Sicilia nel XII secolo, e valeva un quarto di dinâr d'oro; al qual proposito si vegga il testo d'Ibn-Giobair, edizione di Wright, p. 329, 335, e la nota dell'editore a p. 23 della Introduzione.
[809.] Si confrontino: Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fasc. X, p. 28; e il Mesâlik-el-absâr, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1372, fog. 120 verso.
[810.] Il testo nol dice, ma lo sappiamo d'altronde, come si dirà a suo luogo.
[811.] Ciò si dee supporre dal fatto stesso, ancorchè non si legga nel testo.
[812.] Montezeh, luogo di diletto, casino, villa, talvolta loggia. Il nome di Gia'far mi fa pensare al casino reale dei Normanni detto della Favara o di Maredolce, presso Palermo; il quale par che fosse chiamato dai Musulmani Kasr-Gia'far fino ai tempi di Guglielmo il Buono. Si vegga Ibn-Giobair, nel Journal Asiatique, serie III, tomo VII (1846), p. 76.
[813.] Tigiani, Rehla, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 911 bis, fog. 16 recto. L'autore tolse questo squarcio da Ibn-Rescîk.
[814.] Quell'anno Iûsuf paralitico surrogò il figliuolo al dir delle croniche. Ma dalla misura delle lodi che si dispensano a lui ed a Gia'far, mi sembra che Iûsuf, senza lasciare per anco il governo, si fosse associato il figlio nel titolo soltanto.
[815.] Il 10 del mese di dsu-l-higgia, grande solennità appo i Musulmani di rito malekita. È anche delle feste che si celebrano alla Mecca alla fine del pellegrinaggio, e però nel poema si dice tanto del pellegrinaggio.
[816.] Kodhâ'a è un dei ceppi della schiatta himiarita, alla quale appartenea la tribù di Kelb.
[817.] Così chiamano i poeti le lance sottili e dritte, dal nome di Rodeina, moglie d'un celebre armaiuolo di Bahrein.