[851.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, e seg.; Abulfeda, Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 446, seg., ed anno 484, tomo III, p. 274; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 20; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 178; Ibn-abi-Dînar; MS., fog. 37 verso, seg.

[852.] Si vegga qui appresso, pag. 356.

[853.] Si vegga la poesia citata nel cap. VII, p. 335, seg.

[854.] Drappo di seta, sul quale si vegga la nota 1, pag. 54, del presente volume.

[855.] Imâd-ed-din, Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1376, fog. 40 verso, ed Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fascicolo X, p. 32, vita 803.

[856.] Ibn-Giobair, nel Journal Asiatique, serie IV, tomo VII (1846), p. 76, chiama Kasr-Gia'far il sito regio di Maredolce. Dei tre emiri che portarono tal nome, non veggo altri che il figliuolo di Iûsuf che abbia avuto genio e tempo da fondare questa villa regia, della quale terremo proposito nel libro VI.

[857.] Secondo Ibn-el-Athîr “un giund” e secondo Nowairi un 'Asker ossia “esercito,” voce generica la quale può comprender anche le milizie municipali oltre quella della nobiltà.

[858.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; il passo d'Ibn-Khaldûn: “mais il epargna ses partisans” vien da una lezione erronea del testo, e va corretto “cacciò i Berberi e gli schiavi negri.” È da avvertire che Nowairi dice seguita la battaglia il mercoledì sette di scia'bân 405; il qual giorno risponde, nel conto astronomico, alla domenica 30 gennaio, e nel conto civile al lunedì 31 gennaio 1015. Il giorno della settimana è dunque sbagliato nel testo; o l'errore vien dall'uso ortodosso di contare il primo del mese arabico dal dì che si fosse vista con gli occhi la luna nuova, checchè ne notasse il calendario.

In ogni modo, la data del 16 febbraio che si legge nel Martorana ed è fedelmente copiata dal Wenrich, vien da un errore corso nella edizione del Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 21, nota c. Secondo il Martorana e il Wenrich i ribelli furon parte Affricani e parte servi di Ali; ma pei primi i testi dicono precisamente Berberi, e pei secondi 'Abîd, ossia Schiavi negri; nè s'aggiugne che fossero schiavi di Ali, anzi il fatto li mostra soldati stanziali.

Non merita esame il fatto recato dal Rampoldi, Annali Musulmani, 1002, che l'emiro “Thajo dawla per la sua iniquissima amministrazione e le enormi sue crudeltà” fu deposto e sostituitogli il fratello Ahmed. È anacronismo della rivoluzione del 1019, che l'annalista senza accorgersene replica poi a suo luogo.