[859.] Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.
[860.] Città su la catena degli Aurès; oggidì in provincia di Costantina.
[861.] El-zeug-el-baker “Coppia di buoi.” Senza dubbio la superficie da lavorarsi in una stagione con un aratro. Si vegga il Lib. I, cap. VI, primo volume, p. 153, nota 1.
[862.] Si riscontrino Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.; il primo dei quali adopera la voce generica ghallat “prodotti del suolo,” e il secondo le due voci te'âm e themr, delle quali l'una qui significa frumento e l'altra il frutto degli alberi o arbusti, e però comprende le olive e le uve.
[863.] Ciò si ritrae chiaramente da Mawerdi, ediz. di Enger, p. 259 e 260. Quest'autore particolareggia i casi nei quali era permesso d'accrescere o diminuire il kharâg: cioè l'aumento o diminuzion di valore che non venisse da fatto del proprietario. Per esempio si accresceva il kharâg, se un'acqua inopinatamente sorgesse da inaffiare il podere, e si diminuiva se un'acqua venisse meno; ma non si mutava, se la industria del possessore migliorasse, o la sua incuria facesse andar a male la coltura. Si vegga anche ciò che ne abbiam detto, Lib. III, cap. I, pag. 18, 19, del presente volume. Non si trattava al certo di terreni decimali ossia libera proprietà di Musulmani, nel qual caso la violazione sarebbe stata assai più grave. Non di poderi demaniali, poichè i nobili del giund non andavano al certo a coltivarli da affittaiuoli. Non di poderi dei Cristiani, poichè que' che se ne risentiron furono i Musulmani.
[864.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il primo dice che Gia'far “oppresse i suoi fratelli (in islam) e li trattò con superbia.” Nowairi che “vilipese i Siciliani e gli sceikhi del paese, e li trattò con superbia.”
[865.] Akhal (le lettere k ed h qui rendono non una ma due lettere diverse) significa uom da' cigli negrissimi da parer tinti col kohl. S'intenda dei cigli propriamente detti, non delle sopracciglia.
[866.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. Il palagio nel quale fu assediato Gia'far non sembra la cittadella detta la Khâlesa, ma l'antico castello degli emiri nel sito della reggia attuale, ovvero un palagio nella Khalesa. È da notare inoltre che Nowairi dice seguíto il tumulto il lunedì sei di moharrem; ma quel giorno risponde secondo il conto astronomico al mercoledì 13, e secondo il conto civile al giovedì 14 maggio. Il Di Gregorio tradusse male nel Nowairi, p. 21: “et omnia pessum dabat. Tum etiam Giafaro imputabatur quod universas populi siciliensis opes diriperet;” e p. 22: “ab conspectu eorum non abscessurum.” Questi due passi van corretti: “accadesse che che accadesse (nel raccolto). Inoltre Gia'far mostrò dispregio pei Siciliani....... che non si allontanerebbe dai loro consigli.” Infine nella stessa p. 22 la frase “ego administrationis suæ rependi vicem” va spiegata più precisamente “Vi risponderò io dei fatti suoi e lo punirò io.”
[867.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anni 361, 365, 379, 386, MS. C, tomo V, fog. 10 verso,.... 27 verso, 34 verso; Baiân, testo arabico, tomo I, p. 222, 238, 240, seg.; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 9 a 16.
[868.] Baiân, testo, tomo I, p. 249.