[879.] Ibn-Khaldûn, Storia dei Berberi, testo, tomo I, p. 222, e versione di M. De Slane, tomo II, p. 44.
[880.] Gli atroci particolari del regno di Hâkem si leggano nello Exposé de la Religion des Druses, di M. De Sacy, tomo I, p. CCXCII, seg. Il cominciamento dell'apoteosi del tiranno nel 407 si legge a p. CCCLXXXIII, seg.
[881.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 407, MS. C, tomo V, fog. 53 recto; Baiân, anni 407 e 425, testo, tomo I, p. 279 e 285; Nowairi, Storia d'Affrica, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 36 verso; e Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 20; i quali non differiscono in altro che nei particolari.
[882.] Baiân, testo, tomo I, p. 280.
[883.] Si veggano nel presente volume il Lib. III, cap. II, VI. Coi Fatemiti vennero d'Oriente a poco a poco i partigiani loro e gli affiliati alla setta, ai quali è probabilissimo che oltre gli oficii pubblici siano state concedute pensioni militari. In Affrica gli Sciiti erano chiamati ordinariamente Orientali.
[884.] Bekri, nelle Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 462 e 511. Si vegga il Lib. I, cap. V, nel 1º volume, p. 105, nota 1.
[885.] Bekri, Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 472. Questa città, altrimenti detta Sabra, fu fondata e prese il primo nome dal califo fatemita Mansûr, che vi trasferì la corte da Mehdia nel 947. Si vegga anche il Baiân, testo, tomo I, p. 222.
[886.] Sul commercio e industria dell'Affrica propria abbiamo le relazioni d'Ibn-Haukal, che viaggiò quivi nella seconda metà del X secolo; e di Bekri che scrisse nel 1067. Il primo dice del commercio di Tripoli coi porti dei Rûm (Italia e Grecia); di Tenès ed Orano con la Spagna; di tutta l'Affrica propria con l'Oriente, ove si mandavano schiave mulatte e schiavi negri, Rum e Schiavoni, ambra grigia, e seta; delle manifatture di lana ad Agdabia e Tripoli; della pesca del corallo a Tenès, Ceuta e Mersa-Kharez (Journal Asiatique, IIIe série, pag. 362, seg.). Il secondo (Notices et Extraits des MSS., tomo XII) fa menzione, oltre i prodotti ordinarii del suolo, delle canne da zucchero a Kairewân, p. 484; del cotone a Malla, p. 515; dell'indago a San, o Sanab, p. 455; dei gelsi coltivati e la seta prodotta a Kabes, p. 462. Ricorda altresì le manifatture di panni e tele di Kairewân, Susa, Kafsa, p. 488, 503; il commercio dell'olio di Sfax con la Sicilia e paesi di Rûm, p. 465; le navi mercantili siciliane e d'altre nazioni che ingombravano il porto di Mehdia, p. 480.
[887.] Il Baiân ci dà minuti ragguagli di questo lusso, ritratti da Ibn-Rekîk, cronista contemporaneo; il quale spesso allega i detti di mercatanti sul valore dei corredi nuziali etc. Si veggano i particolari nel testo arabico, tomo I, p. 249 a 284, anni 373 a 415. Per darne qualche esempio: mandati il 373 in presente al califo di Egitto, cavalli, arnesi, e altre robe, del valsente d'un milione di dinâr, p. 249; il 415, nelle nozze d'una figliuola di Badîs, i gioielli, gli arredi, i vasi d'oro e d'argento e le ricche tende recati dalla sposa furono stimati un altro milione di dinâr, p. 284; nel 406, in una sconfitta dei Beni-Hammâd, si trovarono addosso a tal prigione 50,000 dinâr, a tal altro 8,000 ec. Ancorchè alcune somme siano esagerate di certo, nol sembran tutte. Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, tomo II, p. 19, riferisce altri esempii, tolti da Ibn-Rekik, i quali non si trovano nel Baiân.
[888.] Baiân, testo, tomo I, p. 256 e 258, anni 382 e 387, nel primo dei quali luoghi si dice d'una giraffa mandata dal Sudân con gli altri doni. Donde sembra che alla fine del decimo secolo si tenesse già un commercio diretto di caravane tra l'Africa propria e il Sudân. Ibn-Haukal verso la metà dello stesso secolo parla solo del commercio del Sudân con Segelmessa nello Stato odierno di Marocco, la quale fu occupata talvolta dagli Zîriti ma non rimase in poter loro. L'abbondanza dell'oro, che secondo i tempi ci fa tanta maraviglia, veniva forse dal commercio col Sudân.