[889.] Si veggano i particolari del regno di Moezz in Ibn-el-Athîr, an. 415, 417, 427, 432, MS. C, tomo V, fog. 56 verso, 59 recto, 69 verso, 74 recto; Baiân, testo, tomo I, p. 286 e 287; e ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, vers. franc., tomo II, p. 18 a 20.

[890.] Baiân, testo, tomo I, p. 282, anno 414.

[891.] Ibn-el-Athîr, Abulfeda e Nowairi, copiando tutti, com'è evidente, una stessa cronica, scrivono “che ubbidirono ad Akhal tutte le rôcche di Sicilia possedute dai Musulmani.” Da ciò argomento che alcune nei principii non gli avessero ubbidito. In questo tempo non era in Sicilia alcuna terra che non fosse tenuta da Musulmani.

[892.] Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto; Abulfeda, Annales Moslemici, anno 484, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 22; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 179.

[893.] Si vegga il capitolo VII del presente Libro, p. 345, 346.

[894.] Si riscontrino: Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 479, sotto l'an. 6354 (1025-6); Anonimo di Bari, presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 53, dove il 1027 senza il menomo dubbio va corretto 1025. Il Cedreno dà il nome e la misera condizione d'Oreste; l'Anonimo i nomi delle genti che si notavano nell'esercito, alle quali aggiugne i Vandali, che si dee leggere probabilmente Varangi. Il nome del capitano vi è detto Ispo chitoniti e peggio in altre edizioni Despotus Nicus, etc.; ma la giusta lezione è quella di Lupo: Oresti chetoniti, ossia Oreste ciambellano (κοιτωνίτης). Il titolo di protospatario, ossia aiutante di campo dell'imperatore, è dato dal Cedreno a p. 496.

Ci è occorso più volte di notare che accozzaglia di genti diverse fossero gli eserciti bizantini. Nel comento delle poesie di Motenebbi, un autore arabo dice che l'esercito mandato del 343 (954) contro Seif-ed-dawla della dinastia di Hamdan, si componea di Armeni, Russi, Slavi, Bulgari e Khozari. Presso Sacy, Chréstomathie Arabe, tomo III, p. 5, seconda edizione.

[895.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 416, (1025-6), MS. A, tomo III, fog. 193 verso, pubblicato da M. des Vergers in nota a Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 180; e Anonimo di Bari, l. c. Il nome di Reggio è nell'Anonimo. Ibn-el-Athîr parla della cacciata dei Musulmani da quelle parti d'Italia e della costruzione delle stanze per l'esercito bizantino: il che si deve intendere manifestamente di Reggio; e conferma nell'Anonimo la lezione: Et Regium restaurata est a Vulcano catepano. Delle varie edizioni di cotesta cronica, alcuna ha al contrario che Reggio fosse distrutta; e sembra ignorante correzione di qualche copista. In generale son pessimi i MSS. degli Annali o Anonimo, come che voglia chiamarsi, di Bari. Il nome del catapano ha le varianti Bulcano, Bugiano, Bagiano. Baiano, nelle quali si riconosce il Βοϊωάννις, che sotto Basilio II governò felicemente la provincia, come narra Cedreno, tomo II, p. 546, parlando d'un suo figliuolo o nipote dello stesso nome, sconfitto in Puglia dai Normanni il 1041. Questo Boioanni, trasmutato in Vulcano, parve ad alcuni eruditi non uomo ma vulcano che vomitasse lave sopra Reggio; della cui distruzione indi accusarono il Vesuvio, ch'è lontano anzi che no. Si vegga un avvertimento del Martorana, Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, vol. III, p. 2 a 6.

[896.] Ibn-el-Athîr, l. c., dice “il figliuol della sorella dell'imperatore,” nel che v'ha anacronismo col patrizio Stefano mandato il 1038, o si tratta di qualche figliuolo di Giovanni Orseolo che dovesse capitanare l'armata veneziana. Giovanni Orseolo, fratel cognato dell'imperatore Romano Argirio, era morto nel 1006.

[897.] Cedreno, tomo II, p. 479.