Non mi valgo del significato tecnico che potrebbe darsi al verbo, scerek, adoperato qui alla terza forma, il quale denoterebbe, non che “partecipazione,” ma “promiscuità.” Il professor Dozy, nelle sue sagaci investigazioni su la Spagna Musulmana, ha notato che nella prima costituzione della proprietà territoriale verso il 719, i conquistatori si posero nelle terre dei vinti lasciandole loro a coltivare, e si chiamarono gli uni e gli altri scerîk, ossia “comproprietario.” Si vegga il Baiân, tomo II, p. 16, nel glossario. Applicato quest'esempio al nostro caso, troncherebbe ogni dubbio; e “i Siciliani” sarebbero i vinti, ai quali i vincitori avrebbero preso una porzione di terre, come in Italia si tolse “la parte dei Barbari.” Ma su questo solo argomento non si può affermare un ordine così contrario alla legge e pratica dei Musulmani; il quale in Spagna fu eccezione, se pur non va interpretato altrimenti che il faccia il dotto professore di Leyde.
[908.] Amlâk plurale di milk e di molk. Tra queste due voci, derivate entrambe dalla stessa radice, si è preteso adesso porre una distinzione proveniente dall'idea di alcuni orientalisti francesi, che il dritto musulmano non ammetta vera proprietà fuorchè nel principe, e che ai privati, o almeno alla più parte, non dia altro che il possesso. La quale distinzione è giusta, ma applicata troppo facilmente e largamente; come accennai nel Lib. III, cap. I, p. 13 seg., del presente volume. Quanto alla diversa denominazione, mi pare arbitraria, ovvero nata di recente in Turchia, che non è la Toscana degli Arabi, nè il modello del dritto pubblico. I pubblicisti arabi del decimo secolo non fanno differenza nella denominazione; e Mawerdi, il quale sapea la lingua e il dritto, non distingue altrimenti i due modi di possesso che chiamando “proprietà della repubblica musulmana” quella delle terre il cui possessore fatto musulmano debba pagare tuttavia il kharâg, e “proprietà d'infedeli” quella delle terre che tornano decimali, ossia libere di kharâg, se pervenute in man di Musulmani. Dunque la voce amlâk ci lascia al punto donde movemmo.
[909.] Akhal potea pretendere di rivendicare un dritto usurpato; cioè sostenere che al conquisto quelle terre fossero state appropriate alla repubblica musulmana e lasciate ai Cristiani sotto censo, e che poi, divenuti musulmani i possessori, per abuso fosse stato rimesso loro il kharâg, e levata la sola decima legale.
[910.] Si veggano le belle osservazioni del Dozy, nella Introduzione al Baiân, § 1, p. 6. Mowalled significa propriamente “nato in casa” e indi “arabo di sangue misto” nato di padre arabo e madre straniera, o di madre libera e padre schiavo. Indi la voce nostra Mulatto.
[911.] Si vegga il capitolo XIII del presente Libro.
[912.] Non occorre avvertire che cotesti nomi non hanno che fare con quelli simili che dà il Cedreno ai corsari dei due stati Zîrita d'Affrica e Kelbita di Sicilia, i quali andavano a infestare i dominii bizantini di Levante.
[913.] In fatti nelle rivoluzioni del 1042, la Sicilia orientale restò ai nobili, la centrale ed occidentale ai popolani, come si vedrà nel capitolo XII di questo Libro.
[914.] Cedreno, tomo II, p. 514.
[915.] Ibn-el-Athîr e Nowairi, Abulfeda e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
Non ho bisogno di avvertire che su questa novazione d'Akhal, principio della rovina della Sicilia musulmana, ho tenuto presente il concetto del Martorana, tomo I, cap. IV, p. 128, seg., al quale si conformò il Wenrich, Lib. I, cap. XVI, § CXL. Ma ben altra mi è parsa l'indole generale, altri i particolari del fatto; della quale interpretazione ho spiegato largamente le ragioni.