Il Martorana e con lui il Wenrich non so perchè riferiscano ad Hasan-ibn-Iûsuf, soprannominato Simsâm-ed-dawla, la pace con l'impero bizantino che seguì in principio della guerra civile, e che però fu stipolata di certo da Akhal. In vero il Cedreno, che ne fa parola, dà all'emiro di Sicilia il nome di Apolafar Muchumet il quale non risponde nè al soprannome Akhal, nè al nome proprio Ahmed. Ma Apolafar sembra alterazione d'Abu-Gia'far (si vegga il Cap. VII del presente Lib., p. 345); e in ogni modo la data del Cedreno è sì precisa da non lasciar luogo a dubbio. La Vita di San Filareto, presso Gaetani, Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 114, seg., e presso i Bollandisti, 1º aprile, p. 605, seg., conferma pienamente così fatto sincronismo.

[916.] ’Απόχαψ è trascrizione esattissima nel modo che usavano i Greci. Con le medesime lettere diedero il nome di Abu-Hafs (Omar-ibn-Scio'aib) conquistator di Creta. Si vegga il Lib. I, cap. VI, vol. I, p. 162. Il Rampoldi, che non badava a queste minuzie, trascrisse Abu-Kaab, e così l'han ripetuto il Martorana e il Wenrich.

[917.] Cedreno, tomo II, p. 513, 514.

[918.] Ducange, Glossario greco, alla voce Μαγίστερ, e Gloss. Lat., 2e ediz. alle voci Magister militum e Magister officiorum.

[919.] Ducange, op. cit., Magister militum.

[920.] Per esempio, il titolo di patrizio fu dato il 788 ad Arigiso principe di Benevento; il 916, al duca di Napoli e al principe di Salerno; il 999, a Giovanni figliuolo e socio in oficio di Pietro Orseolo doge di Venezia.

[921.] Si confrontino le due narrazioni arabica e greca, la prima delle quali si legge in Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowaîri e Ibn-Khaldûn e l'altra in Cedreno, ll. cc. Il fatto è senza ombra di dubbio lo stesso, poichè Cedreno dice che restando vincitore Apolofar, l'altro fratello chiamò in aiuto l'emir degli emiri d'Affrica, stipolando di dargli parte dell'isola.

[922.] Cedreno, tomo II, p 503, 516, 517, nell'anno 6545 (1º sett. 1036 a 31 agosto 1037), il quale dice i 15,000 prigioni romani, ossia bizantini. O si dee togliere un zero, o supporli vassalli cristiani da Sicilia.

[923.] Si confrontino Cedreno, e gli annalisti arabi, ll. cc.

[924.] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, e Ibn-Khaldûn, e il cenno d'Hagi-Khalfa, anno 427, ch'è mal reso nella versione del Carli, p. 70. Ibn-Khaldûn, op. c., p. 180, della versione francese, guasta fatti e date, aggiugne nomi e cambia cifre. Un errore, com'io lo credo, del MS. di Parigi ha portato poi M. Des Vergers a tradurre: “et citèrent en leur présence l'émir El-Akhal, qui fut décapité par leur ordre;” in vece di: “ed assediarono il loro emiro Akbal, il quale poi fu ucciso.” La Vita di San Filareto, dianzi citata, della quale abbiam la sola versione latina, dice che Michele Paflagone mandò l'esercito da Sicilia “tum ab ejus provinciæ Toparca, tum a Siculis nonnullis sæpe rogatus;” e porta il fatto come gli Arabi: “Interim vero Barbarorum tyrannus, eo qui in Sicilia dominabatur per dolum sublato, bona illius omnia depredatus et in regnum quod ille administrabat invadens, nemine omnino obsistente, Panormi totiusque Siciliæ potitur;” e poi narra l'impresa di Maniace. La voce Toparca, come ognun vede, è generica e bene appropriata secondo il linguaggio greco a designare un principe di picciolo stato.