[935.] Debbo alla cortesia del signor F. P. Broch, erudito orientalista di Cristiania, la cognizione di questa impresa di Aroldo il Severo, e di quelle sorgenti che io ho potuto studiare, come tradotte in latino o in inglese. Il professore P. A. Munch, autore d'una Storia di Norvegia dettata nell'idioma nazionale, mi ha poi favorito qualche schiarimento per mezzo del signor Broch.

I fasti di Aroldo il Severo (Harald Haardraade) si leggono nella raccolta delle Saghe intitolata: Scripta Historica Islandorum, tomo VI, (Copenhagen, 1835, in 8º), p. 119 a 161, e nell'opera di Snorro Sturleson, autore islandese della fine del XII e principio del XIII secolo, intitolata: Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway, versione inglese di Samuele Laing, Londra 1844, in 8º, tomo III, pag. 1 a 16, saga IX, cap. I a XV. Aroldo, fratello uterino di Olaf il Santo re di Norvegia, combattè con valore, giovanetto di 15 anni, nella battaglia di Stiklestad (1030), ove il re fu morto ed egli gravemente ferito. Nascoso da fedeli partigiani, andò a corte di Iaroslaw 1º principe di Russia, dal quale umanamente accolto, militò con lode su i confini di Polonia. Chiesta in isposa Elisabetta figliuola del re, Iaroslaw gli fece intendere che forse gliela darebbe quand'avesse acquistato terreno e danaro. Aroldo pertanto andossene a cercar ventura con la spada. (Tuttociò sembra di buon conio. S'allega l'autorità d'Aroldo stesso e de' contemporanei; un dei quali dicea averlo visto giovanetto con un bel saio rosso, sembiante regio e marziale, volto pallido, folte sopracciglia, gesti un po' violenti ma rattenuti.)

Andò a combattere in Polonia, Germania, Francia e Italia; donde passò a Costantinopoli con una compagnia di ventura, sotto il mentito nome di Nordbrikt; perchè gli imperatori non volean tra i Varangi uomini di sangue reale. (Autorità vaghe o non citate. La peregrinazione da venturiere in Germania, Francia e Italia sembra favolosa.)

Regnavano a Costantinopoli Zoe e Michele Catalacto (volean dire Calafato e si dee correggere Paflagone, senza che vi sarebbe anacronismo), dai quali fu mandato a combattere nel mar di Grecia. (Forse il 1035 contro gli Affricani e Siciliani che infestavano l'Arcipelago; ma non si può affermare.)

Aroldo indi fu fatto capo dei Varangi (non generale in capo che s'intitolava Acolutho, ma della divisione mandata in Italia), e partì con Girgir (Giorgio Maniace) il quale girava le isole greche: e sovente combattè coi corsali. (Maniace non v'era per certo.) Sta per venire alle mani con Girgir perchè facendo alto l'esercito una notte, Aroldo si era attendato sur una collina evitando i luoghi bassi insalubri in quel paese, e Girgir volea mettersi nel medesimo sito. Finisce che si tira a sorte il luogo ed Aroldo per scaltrezza o frode resta dov'è. (Fatto verosimile, forse vero, incorniciato di favole.)

Aroldo guerreggiando insieme coi Greci non fa mai dar dentro i Varangi; ma quand'è solo, combatte disperatamente, e sempre riporta la vittoria. Girgir biasimato del non guadagnar mai nulla, scarica la colpa su i Varangi; alfine l'esercito si separa in due: Girgir coi Greci ed Aroldo coi Varangi e i Latini; questi riporta infinite vittorie, e quegli se ne torna scornato a Costantinopoli, abbandonato anche dai giovani greci che vogliono rimaner con Aroldo. (La prima parte si riscontra un po' con le memorie normanne. Le altre son favole intessute su la disgrazia di Maniace.)

Aroldo allora passa con l'armata in Affrica, detta la terra dei Saraceni; ove conquista ottanta città o castella; vince in campo il re d'Affrica; guerreggia parecchi anni; fa gran bottino d'oro, gioielli e altre cose preziose, e il manda in Russia, com'abbiam detto; poi assalta la costiera meridionale di Sicilia. (Citati varii squarci di poesie. La immaginaria impresa in Affrica è tolta dal combattere in Sicilia contro gli Affricani. Gli ottanta castelli son la più parte in aria; il re d'Affrica può dinotare Abd-Allah figliuolo di Moezz, alla battaglia di Traina.)

In una battaglia navale guadagnata da Aroldo sopra gli Affricani, i cadaveri degli uccisi son buttati su l'arena alle spiagge meridionali della Sicilia che son tinte di sangue. (Citata una poesia. Quest'episodio non si può affermare nè negare.)

Aroldo va con l'armata in Blaland (questo nome danno le saghe al paese dei Negri d'Affrica a mezzodì della Serkland, ossia Affrica Settentrionale), ove riporta altre vittorie e torna a Costantinopoli. Zoe gli domanda una ciocca di capelli, e che ricambio ei ne vuole si legga nella versione latina. Guarisce poi per miracolo una pazza; libera il paese vicino d'un gran dragone; va a combattere un'oste di Pagani ai confini dell'impero; vince con l'aiuto di Sant'Olaf che appare sopra un cavallo bianco; e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. (Non occorre notare che son tutte favole. Il caval bianco di Sant'Olaf, è lo stesso di Sant'Ignazio di Costantinopoli alla battaglia di Caltavuturo nell'882, Vol. I, p. 420, Lib. II, Cap. X, e di San Giorgio alla battaglia di Cerami nel 1063.)

Mandato su l'armata con Girgir a saccheggiare la Sicilia, prendevi quattro città. La prima, scavatavi sotto una mina, per la quale sbucò nel bel mezzo d'un palagio dove allegramente si banchettava. La seconda, molto più forte, non si potea avere per battaglia. Perciò Aroldo, visto che tanti stormi di uccelletti volassero dalla città al bosco vicino, fa impiastrar di bitume certi alberi, e presi gli uccelli lor fa attaccare addosso schegge di pino sparse di zolfo e cera, e messovi fuoco lascia gli innocenti animali; sì che tornandosi a lor nidi nei tetti di strame, appiccarono l'incendio per ogni luogo della città e la fu obbligata ad arrendersi. (Lo stesso tiro è attribuito nelle saghe alla granduchessa Olga, ai re di Danimarca Hadding e Fridleif ed a Gurmund pirata.) Un'altra città più grossa, lungamente assediata, cadde con questo stratagemma: che Aroldo s'infinse malato e poi morto, e volle farsi seppellire con sontuoso funerale in città; dove i frati fecero a gara per averlo ciascuno in sua chiesa. Armati di sotto e coperti di lunghe gramaglie egli e pochi Varangi recavan la bara; mettean mano alle spade quando furono in su la porta, ed aprivano il passo a tutto l'esercito. (Somigliante strattagemma è attribuito a Roberto Guiscardo in Calabria, a Frode I, re di Danimarca ed a molti altri condottieri.) Infine stringendo un castello inespugnabile, i Varangi fingono di avvicinarsi senz'arme e giocar tra loro per beffarsi del presidio; i soldati del presidio, per non parer da meno, fan lo stesso; e replicato lo scherzo parecchi dì, i Varangi una volta traggono lor coltellacci nascosi ed occupano al solito la porta, con aspro combattimento, nel quale Aroldo fece andare innanzi con la bandiera un Haldor che fu gravemente ferito e rinfacciò il re di codardia. (Questo pare men favoloso; oltre Haldor che tornò con una cicatrice alla guancia, v'è nominato un Ulf-Ospaksson etc.)