[981.] Vita di San Luca di Demona, presso Gaetani, op. cit., p. 96; e presso i Bollandisti, 13 ottobre, p. 337.
[982.] Si vegga il testamento del Prete Scolaro del 1114 presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 1005. Costui lasciò al Monastero del Salvatore in Messina trecento codici greci e “bellissime immagini coperte d'oro.” Ma è da avvertire che avea fatto viaggi in Grecia e che solea comperare da mercatanti di quella nazione.
[983.] Malaterra, lib. II, cap. XIV. Si vegga anche Amato, lib. V, cap. XXI.
[984.] Si vegga il Lib. II, cap. XII, nel primo volume, p. 485 e 486, nota 2.
[985.] Alla fin del IX secolo sembrano anche vescovi in partibus, o fuggitivi, que' di Cefalù, Alesa, Messina e Catania, che si trovarono al Concilio di Costantinopoli (870). Non conto nel X secolo San Procopio vescovo di Taormina che incontrò il martirio nel 902. Non parlo del vescovo di Camerino nelle Marche (963-967) che altri suppose di Camerina in Sicilia. Leone vescovo di Catania è soscritto in una decretale del patriarca di Costantinopoli del 995, di cui il Pirro, Disquisitio de Patriarca Siciliæ, § VII, nº 5. Umberto monaco in Lorena, è sottoscritto col titolo di arcivescovo di Sicilia nel concilio romano del 1049; sul quale si vegga il Pirro, p. 51, e le autorità citate dal Martorana, Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, tomo II, p. 217, note 133, 134.
[986.] Si vegga il Lib. III, cap. VIII, p. 172 di questo volume. Non facciamo parola del vescovo Ippolito, non sapendosene appunto il tempo.
[987.] Si veggano le autorità citate poc'anzi, p. 396, nota 5. I Normanni non fecero conto dell'arcivescovo greco più che d'un imam di moschea; e certo non gli dettero un titolo ch'ei non avesse. La corte di Roma non solo lo riconobbe a Nicodemo ed agli arcivescovi normanni, ma n'avea già investito a modo suo Umberto.
[988.] Si vegga il Lib. III, cap. XI, p. 214 di questo volume.
[989.] San Luca di Demona e San Vitale di Castronovo, dei quali or or discorreremo le vite, presero entrambi l'abito monastico a San Filippo d'Argira; e morirono in Calabria, l'uno il 993, l'altro, come si suppone, il 994. Dall'agiografia di San Vitale si scorge che in gioventù egli con altri frati dal monastero di San Filippo andò a Roma, e che, tornando dopo due anni in Sicilia, visse da romito su l'Etna rimpetto l'antico suo chiostro. San Luca di Demona era uscito dallo stesso monastero il 959 o poco prima. Però la cagione della partenza di entrambi par lo sgombero del monastero, il quale risponderebbe a un di presso ai fatti del Valdemone che narrammo nel cap. III di questo Libro, p. 255, seg., del volume.
[990.] Questo mi sembra il valore del testo ἀδηλωθείσαν (μόνην), Diploma del 1098 pubblicato con versione italiana da Niccolò Buscemi, nel giornale ecclesiastico di Palermo che s'intitolava Biblioteca Sacra, tomo I, p. 212, seg. Il Martorana in una risposta al Buscemi, estratta dal Giornale di Scienze ec. per la Sicilia, p. 39, si sforzò invano a distruggere l'attestato che contien questo diploma. Il conte Ruggiero vi dice chiaramente avere confermato (ἐπέκυρω) le possessioni. Dunque il monastero esisteva, e non vivea di limosine avanti il conquisto normanno.