[1001.] Si vegga il Lib. II, cap. XII, 517 del primo volume.
[1002.] L'agiografo sclama: Ov'era in quelle solitudini il soffice letto, la pulita stanza, il tappeto, le stuoje, i bagni, le brigate di amici, il pan fino, i pesci, l'olio, i condimenti, le frutte, il vino, la lettura del Vecchio e del Nuovo Testamento? Ma par ch'ei voglia accennare il contrasto con la vita di qualche prelato di Calabria, piuttosto che con quella di San Filareto stesso in gioventù.
[1003.] Vita di San Filareto, presso il Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 112, seg.; e presso i Bollandisti 6 aprile (tomo I), p. 605, seg., versione d'un testo greco che sembra perduto.
[1004.] Si vegga il Gaetani, op. cit., tomo II, p. 109, che se la bevve; e i Bollandisti, 17 luglio (tomo IV), p. 288.
[1005.] Presso il Gaetani, op. cit., tomo II, p. 107; e presso i Bollandisti, 24 febbraio (tomo III), p. 479: il primo dei quali lo fa morire il 1054; e i secondi il 1129. Figliuolo d'un conte calabrese che fu ucciso nelle scorrerie dei Musulmani di Sicilia, nacque in Palermo dalla madre condotta in schiavitù, e sposata da un Musulmano; andò in Calabria a battezzarsi e trovare i tesori nascosi del padre; si fece monaco sotto San Nilo (morto il 998), operò in vita molti miracoli, e morendo risanò d'un'ulcera Ruggiero Guiscardo nipote di Roberto, il quale diè in merito grandissimi beni al monastero. Questo Ruggiero Guiscardo, che la storia non conosce, questo sbalzo dalla fine del X alla fine dell'XI secolo, convengon bene alle avventure favolose che abbiamo appena accennate.
[1006.] La vita di San Simeone da Siracusa fu scritta per ordine dell'arcivescovo di Treveri da un Eberwin abate del monastero di San Martino, il quale avea praticato con Simeone nella torre e l'aveva assistito a morte. Si vegga presso il Gaetani, Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 101; o meglio presso i Bollandisti, 1 giugno, p. 87, seg. Si riscontri la Cronica di Sigeberto, anno 1016, presso il Pertz, Scriptores, tomo VII, p. 555.
[1007.] Si cominci dai Cristiani che compiangeano i prigioni di Siracusa (878) nelle strade di Palermo, Lib. II, cap. IX, p. 408 del primo volume; si scenda via via nel X secolo ai patti di Hasan in Reggio, alla guerra di Taormina e Rametta, al segretario cristiano d'Abu-l-Kâsim, Lib. IV, cap. II, III, VI, p. 247, 257 e 320 di questo volume; e si arrivi nel presente capitolo ai fatti dell'XI secolo, e si vedrà durar sempre il cristianesimo.
Di questa opinione sono stati quasi tutti gli scrittori delle cose ecclesiastiche di Sicilia, come si può vedere del Mongitore, Opuscoli d'Autori Siciliani, tomo VII, p. 119, seg. Il Di Gregorio tenne la stessa sentenza, Considerazioni su la storia di Sicilia, lib. I, cap. I.
La sentenza contraria è stata di recente sostenuta dal Martorana, Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, tomo II, p. 43 a 75; al quale rispose il sacerdote Niccolò Buscemi, Biblioteca Sacra per la Sicilia, (Palermo 1832), vol. I, p. 195 seg., 373 seg., ed egli replicò in varii articoli del Giornale di Scienze e Lettere per la Sicilia del 1834, raccolti poi in un volumetto, p. 17 seg., 133 seg. Io ho citato di sopra alcuni documenti allegati dall'uno e dall'altro, e, com'è naturale, ho tenuto presenti le ragioni pro e contra, ma non posso qui esaminarle partitamente.
[1008.] Nel Mo'gem-el-Boldân di Jakût, Biblioteca arabo-sicula, testo, p. 117.