[1016.] Nel 1052. Si vegga Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 34, 35; e Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 81 verso, e 82 recto, che particolareggia molto più i fatti.
[1017.] Sapendosi di certo dagli autori cristiani che lo sconfitto a Traina fu Abd-Allah-ibn-Moezz, il tumulto che lo cacciò avvenne di necessità dopo la battaglia, non immediatamente dopo la uccisione di Akhal.
[1018.] Traduco quasi litteralmente da Ibn-el-Athîr dove si legge “Per dio la fine dell'opera vostra, ec.;” la qual voce fa supporre un recente e grave caso.
[1019.] Alcuni autori portan trecento; ma è differenza di copia, potendosi scambiare facilmente le due voci arabiche che significano quei due numeri. Qual dei due sia il vero nol so.
[1020.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. C, tomo V, fog. 109, recto, seg.; Abulfeda, Annales Moslemici, stesso anno, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 23; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 181; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 37 verso, seg. Quest'ultimo è il solo che aggiunga il compimento ed-dawla al soprannome Simsâm e mi sembra però più corretto.
[1021.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, e Ibn-Khaldûn, ll. cc., i quali copiano con varianti unico testo. Nowairi, l. c., non dice degli uomini di vilissima condizione. E forse copiando come gli altri, saltò quelle parole perchè gli parvero contraddittorie al fatto trovato nel medesimo testo, o altrove, e dato da lui solo; cioè il governo degli Sceikhi in Palermo. Abulfeda, in fin del capitolo su i Kelbiti ch'ei trascrive da Ibn-Sceddâd, dice che s'impadronirono della Sicilia i Kharegi, ossia ribelli.
[1022.] Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Ibn-Khaldûn e Nowairi, ll. cc. I primi tre aggiungon al novero dei regoli Ibn-Thimna; ma Nowairi, ch'è il più diligente di tutti in questo periodo, dice costui surto appresso: e ciò si accorda meglio con gli altri fatti.
Ibn-Menkût sembra di schiatta arabica. Questo nome che in un sol MS. di Nowairi si legge con la variante Metkût, non può essere diverso da quell'Ibn-Menkud da cui si addomandò un castello appunto in Val di Mazara, ricordato da Edrisi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 119 della versione latina. Nacque di certo della famiglia e probabilmente fu predecessore d'un Kâid Abu-Mohammed-Hasan-ibn-Omar-ibn-Menkûd, poeta siciliano ricordato da Imâd-ed-dîn nella Kharida, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 43 recto. Un Kaid Abd-Allah-ibn-Menkût, della stessa tribù e forse della stessa famiglia, si vede alla corte di Tamîm, principe zîrita di Mehdia, il 481 (1088-9) presso Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 106 verso, con la variante Menkûr nel Baiân, tomo I, p. 310 del testo arabico. E con le varianti Metkûd, Medkûr, si trova lo stesso nome in Affrica nel XIII secolo presso Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 103, 222. Le dette varianti son dei copisti, nè montano. Quella tra Menkût e Menkûd potrebbe venir dal suono similissimo che hanno quelle due lettere finali nella pronunzia degli Arabi. Infine è da avvertire che l'una e l'altra voce ha significato in arabico.
Quanto ad Ibn-Hawwâsci (le ultime tre lettere corrispondenti al ch francese e sh inglese), questo nome si legge anche Hawâs e Giawâs; e li credo errori di copie. Hawwâsci significherebbe “l'agitatore, il demagogo,” e ben converrebbe a quegli che Ibn-Thimna diceva appo i Normanni “servo suo rivoltato” (Leone d'Ostia, lib. III, cap. 45); un che esmut lo peuple et lo chacerent de la cite et se fist amiral (Amato, lib. V., cap. 8).
È da avvertire infine che in Ibn-Khaldûn leggiamo Abd-Allah-ibn-Hawwâsci signor di Mazara e Trapani, e non si vede il nome di Ali-ibn-Ni'ma, nè si parla di Castrogiovanni e Girgenti. Viene probabilmente da un rigo saltato nella copia in questo modo: “a Mazara e Trapani Abd-Allah-ibn-Menkût ed a Castrogiovanni Ali-ibn-Ni'ma detto Ibn-Hawwâsci ec.”