[1040.] Mo'gem nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 115.
[1041.] Ibidem: ecco il passo di Iakût: “Ho veduto scritto di propria mano d'Ibn-Kattâ' su la coperta del Târîkh-Sikillîa (Storia di Sicilia) queste parole: Trovo in alcuna copia della Sîrat-Sikillia la nota marginale che sono in quest'isola ventitrè città ec.” La voce sirat significa “Memoria, cronica,” ma non sappiamo se qui sia nome generico o titolo speciale del libro.
[1042.] Dhia' che vuol dir propriamente “podere demaniale” e in generale podere, possessione rurale. Come ogni podere avea i suoi proprii coloni o agricoltori, così il nome si estendeva agli abituri pochi o molti; e però il significato può variare da Masseria o villa infino a Villaggio.
[1043.] Questo fatto fu generale in Europa nel medio evo. Ma in Sicilia, tra istituzioni e configurazione del suolo, dura fin oggi. All'infuori di alcune regioni dove l'agricoltura è progredita per eccezione, gli abitatori battuti e impoveriti non hanno avuto alacrità che basti a scender dalle loro vette per avvicinarsi alle terre da coltivare e alle strade.
[1044.] Il numero dei comuni attuali è di 352, cominciando da Palermo e terminando a San Carlo che ha men di 300 anime. Secondo Abu-Ali, nell'XI secolo si contavano almeno 340 tra città e rôcche. Spiegherò nei VI libro la osservazione che qui accenno su la diminuzione dei villaggi.
[1045.] Ibn-Haukal, del quale copiò tanti squarci l'autore del Mo'gem, non dicea forse d'altra città che Palermo.
[1046.] Il Mo'gem e il Merâsid hanno Ads”n”t che si dovrebbe leggere Otranto. Ma anzichè supporre l'errore di trasferirsi quella città in Sicilia, parmi si debba mutare la t finale in w e leggere Adsernô.
[1047.] Il Mo'gem, citando Abu-Ali, dice che el-B”iâw era “città” importante anzi che no, sol promontorio occidentale, nel luogo “men coltivato e men ferace dell'isola.” Senza dubbio dunque Lilibeo, al quale già gli Arabi davano l'attuale forma di Boèo mutando in articolo arabico le prime due sillabe. Occorrendo intanto il nome di Marsa-Ali (Marsala) nei fatti storici del 1040, come dicemmo nel capitolo precedente, p. 420 di questa volume, è da supporre che quella città, nella prima metà del secolo avesse già doppio nome, il nuovo di Porto d'Ali e l'antico mutato in Boèo, ovvero che coesistessero le due terre, l'una crescente, e l'altra in decadenza.
[1048.] Così addimandasi tuttavia il monte che sovrasta ad Alcamo, nel quale il Fazzello, Deca I, lib. VII, cap. IV, afferma che sorgea l'antica Alcamo, tramutata nel sito attuale per comando di Federigo d'Aragona il 1332. Potrebbe darsi che Alcamo fosse stata sempre dove è oggi. Edrisi (1154) la chiama menzîl ossia stazione, e Ibn-Giobair (1184) beleda ossia terra: il che prova che non era fortezza nel XII secolo. Da un'altra mano il castello sul monte si chiama tuttavia Bonifato, e nel XII secolo era lì presso un villaggio dello stesso nome, con 600 salme di territorio, come si scorge da un diploma del 1182 presso Del Giudice, Descrizione del Tempio di Morreale, appendice, p. 14. Posto ciò, non abbiam ragione di supporre che Iakût dia, come due città, due nomi diversi della stessa. Rivedendo i diplomi citati dal Fazzello e dal D'Amico nel Dizionario topografico, ricercandone altri, ed esaminando con occhio d'archeologo i ruderi di Bonifato e le vecchie mura d'Alcamo attuale, si potrà sciogliere il nodo.
[1049.] Nel testo è K”r”b”na. Non dubito che sia da aggiugnere un punto alla b arabica, e leggere Karîna.