[1050.] Nel testo si legge in due articoli Katâna e Katânîa, date entrambe come città, ed è probabile che le due notizie vengano da fonti diverse.

[1051.] Manca in Edrisi; e i diplomi del XII secolo non ne parlan come di città esistente. Ragione di più per supporre che Iakût abbia preso questo nome da Abu-Ali o da Ibn-Kattâ'. Si vegga il Lib. II, cap. XII, p. 468, seg., del I volume.

[1052.] Il Mo'gem ha Giâlisuh; e un diploma arabo e latino del 1182 per la chiesa di Morreale, ha nell'arabico Giâlisû, e nel latino (al genitivo) Jalcii: che pare trascrizione di alcun dei chierici francesi che in quel tempo venivano a mettersi in prelatura in Palermo. Il vero nome sembra l'italiano “Gelso” che ritien tuttavia quel podere. Nel secolo XII si noverava tra i villaggi, come si vede dal detto diploma. Qual maraviglia dunque che nell'XI fosse stata, come dice Iakût, “città nello interno della Sicilia?” Il sito risponde a tramontana di Corleone.

[1053.] Nel X secolo era cittadella o città distinta da Palermo e contigua, come si vede da Ibn-Haukal, p. 296 del presente volume. Gli Arabi d'Affrica teneano città distinte Mehdia e Zawila, Kairewân e Mansuria, poco più o poco men distanti che Palermo e la Khalesa nel X secolo. La distinzione era ragionevole, sì per la importanza delle popolazioni, e sì per l'agevolezza di mantenersi in una città, quando l'altra fosse occupata dal nemico. Iakût avverte che ai tempi suoi, al dir d'un Abu-Hasan-ibn-Bâdis, la Khalesa era quartiere dentro la città di Palermo.

[1054.] Messina nello stesso articolo del Mo'gem è detta prima boleida e poi medina. Quest'ultimo in un libro attribuito falsamente a Tolomeo; il primo senza citazione. Se si riferisse ai tempi in cui Messina par mezzo abbandonata? Si vegga il Lib. II, cap. X, p. 427 del volume I.

[1055.] Mîlâs nel Mo'gem è data come villaggio; nel Merâsid come città. Vi si legge inoltre Milâs “forte rôcca su la spiaggia” che potrebbe essere l'attuale Mili nello Stretto di Messina, o piuttosto variante d'ortografia, come Katâna e Katânîa.

[1056.] In oggi è nome d'una tonnara nel golfo di Castellamare. La ricorda come terra abitata un diploma del 1098 presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 294: ed è detta villaggio in due del 1170 e 1251 che cita D'Amico, Dizionario topografico, agli articoli Cetaria e Scupellum. Cetaria, città antica secondo Tolomeo, forse detta così dalla pesca dei tonni che vi si facea come oggi. Scopello fu colonia di ghibellini lombardi rifuggiti in Sicilia, ai quali poi l'imperatore Federigo II concedette la città di Corleone.

[1057.] Per manifesto errore, Trapani è messa due volte con ortografia diversa, e la prima volta, con la forma Itrâbinisc è data come beleda (terra).

[1058.] Si noti il gran divario con la geografia di Edrisi, nella quale si dà il nome di città alle sole: Castrogiovanni, Catania, Girgenti, Marsala, Mazara, Messina, Noto, Palermo, Randazzo e Siracusa. Si vede bene che v'era passato per lo mezzo il conquisto normanno e la immigrazione italiana.

[1059.] Billanoba, patria del poeta siciliano Billanobi, sembra distrutta pria del conquisto normanno; non leggendosi nei tanti diplomi che abbiamo dal fine dell'XI secolo in qua. Billanobi fiorì alla metà di quel secolo, come innanzi diremo.