[1070.] Per esempio Wadi-Musa (il fiume di Mosè) il Simeto; Dittaino (Wadi-t-tîn il fiume fangoso) il Chrysas degli antichi; Marsa-s-scegira (Porto dell'albero) la Punta di Circia presso il Pachino; Rasigelbi (Ras-el-kelb o ghelb, la Punta del Cane) presso Cefalù; Oiûn-Abbâs (le fonti d'Abbâs) le Tre Fontane presso Selinunte; Ras-el-Belât (il capo degli archi o del lastricato) il capo Granitola ec.

[1071.] Questa è, secondo gli ultimi dati geografici, 4025 miglia quadrate di Sicilia per le province di Palermo, Trapani, Girgenti e Caltanissetta, che rispondono a un di presso al Val di Mazara; 2220 per quelle di Catania e Noto, che rispondono quasi al Val di Noto; e 1180 per la provincia di Messina, che torna all'antico Val Demone. Il quale dopo il XIII secolo fu ingrandito a mezzodì infino a Catania ed a ponente oltre Cefalù. La proporzione dunque della superficie dei tre valli è di 0,52, 0,31 e 0,17; e i 328 luoghi arabici vi stanno alla ragione di 0,64, 0,30 e 0,06. La popolazione attuale (1853) è distribuita così:

Val di Mazara Palermo. 541,326
Girgenti. 250,795
Trapani. 202,279
Caltanissetta. 185,531
1,179,931
Val di Noto. Catania. 411,822
Noto. 254,593
666,415
Val Demone. Messina. 384,664
Totale. 2,231,020

Donde la proporzione della popolazione in oggi torna a 0,52, 0,30 e 0,18.

[1072.] Si vegga il cap. XI, del lib. III, e i cap. III e XI di questo Libro, p. 213, seg., 258 e 398, seg., del volume.

[1073.] Da Ibn-Scebbât, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 211, 212 del testo.

[1074.] Mo'gem, nella Biblioteca Arabo Sicula, aggiunte al testo, p. 40 della Introduzione. Quest'Ibn-Herawi, pare lo stesso che Ali-ibn-Abi-Bekr da Mosûl detto Herawi come oriundo di Herat: il quale fu in Sicilia dopo il 1175. Iakût dà come dubbia questa tradizione dei sepolcri dei Tabi', ossia Musulmani della generazione dopo Maometto.

[1075.] Da Iakût, Mo'gem e Merâzid, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 123 e 131. La notizia precedente è data con la lezione di Katânîa e la presente di Katâna, delle quali d'altronde il compilatore riconosce l'identità. Ei non dice da chi abbia cavato questa seconda notizia; non copiata al certo da Edrisi. Questo autore nota il doppio nome di Città dell'Elefante, che venia dal simulacro di pietra “messo anticamente in un eccelso edifizio, e adesso trasportato dentro la città nella chiesa dei Monaci” (benedettini). Edrisi in vece delle chiese lastricate di marmo, dice delle giami' e moschee, del fiume intermittente (l'Amenano), del porto frequentato, e di altri particolari ignoti a Iakût. Su l'elefante di lava si vegga il Lib. I, cap. IX, p. 219 del 1 volume.

[1076.] Mo'gem e Merâsid, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 111, e 128 del testo.

[1077.] Mo'gem, op. cit., p. 116, 123 e 130. Qui Iakût non cita Abu-Ali, ma par che tolga le notizie da lui. Aggiugne che la giusta ortografia fosse Kasr-ianih e che il secondo fosse nome rûmi (latino o greco) d'un uomo. Già era avvenuta la trasformazione di cui dissi Lib. II, pag. 280 del 1º vol.