[1078.] Si vegga Reinaud, Géographie d'Aboulfeda, Introduzione, p. CXXXII.
[1079.] Mo'gem nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 112, 117, e 126 del testo. Le longitudini, sembrano prese dalla “cupola d'Arîn” al modo di alcuni antichi geografi arabi, su la quale si confrontino Reinaud, op. cit., p. CXL, seg.; e Sédillot, Mémoire sur les systèmes géographiques des Grecs et des Arabes, Paris 1842, in 4º.
Il falso Tolomeo dà a Palermo 40° di longitudine e 35° di latitudine, oroscopo la Vergine e casa di regno a dieci gradi dell'Ariete ec.; a Messina, 39° longitudine, 38° 40′ latitudine, oroscopo il Sagittario, casa della vita a 9° 27′ di quel segno; a Siracusa, 39° 18′ longitudine, 39° latitudine, oroscopo la Zampa del Lione, casa della vita a 13° del Cancro, casa del regno ad altrettanti dell'Ariete ec.
Gli errori degli Arabi su la posizione geografica di Palermo giunsero fino ai tempi d'Abulfeda, come si vede nella costui Géographie, versione di M. Reinaud, tomo II, p. 273, seg., dove la longitudine è notata 35° dall'isola del Ferro; e la latitudine, 36° 10′ ovvero 36° 30′. Nondimeno Abu-Hasan-Ali, astronomo di Marocco, segnava più correttamente latitudine 37° 30′, e più scorrettamente longitudine 45° 20′; presso Sédillot, Instruments astronomique des Arabes tomo II, p. 204.
Per comprendere od po' il gergo del Kitâb-el-Melhema, dirò, a chi non sta saputo in astrologia, che la posizione si determinava su i segni del zodiaco. Quello che spunta all'orizzonte in faccia al luogo n'è l'oroscopo principale, il tâli' come dicono gli Arabi. Le “case” della vita del regno e degli altri destini, rispondono ai punti dell'ecclittica divisa in dodici parti uguali facendo capo dal tâli', in un MS. d'astrologia intitolato Kitab-en-Nogiûm, Biblioteca di Parigi, Ancien Fonds, 1146, fog. 13 recto, la casa della vita è appunto all'oroscopo, e quella del regno al quarto scompartimento a sinistra; il che non risponde al sistema del falso Tolomeo. Anche le denominazioni son alquanto diverse; e il campo al sistemi era libero in vero agli astrologi.
[1080.] Trecento miglia.
[1081.] Marûg-ed-Dseheb e Tenbîh nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 1, 2. Masudi alle altre favole aggiugne che perì nell'Etna Porfirio, autor dell'Isagoge.
[1082.] Il testo ha Arzen che i dizionarii arabi definiscono vagamente albero di legno durissimo da far bastoni, ma è precisamente il cedro. Non si noverano tra gli altri alberi le querce.
[1083.] Questo personaggio par favoloso. Edrisi chiama Tûr il monte di Taormina, santuario famoso; e questo ricorda la falsa etimologia di πόλεν Ταύρου καὶ μενύας, su la quale facea sì gravoso scherzo l'arcivescovo Teofane Ceramèo.
[1084.] Kazwini, trascrivendo questo passo come nel Mo'gem, aggiugne la voce “sulfurei,” ch'è giudizio forse suo proprio e non d'Abu-Ali.