[1085.] È il plurale di khebeth, scoria. Questa voce, non è rimasa nel dialetto siciliano, nel quale la lava impietrata si chiama “sciara:” e parmi bella e buona la voce arabica scia'râ che significa propriamente “irsuta” e in sostantivo “luogo coperto di piante” e “bosco”.

[1086.] Presso il Mo'gem, p. 118, 119 della Biblioteca Arabo-Sicula, testo arabo. Il medesimo passo di Abu-Ali è trascritto da Kazwini, nell'Agiâib-el-Mekhlûkât, p. 166; e nello Athâr-el-Bilâd, p. 143, seg., dei testi pubblicati dal Wüstenfeld.

[1087.] Iakût e Kazwini pongono questo fatto in fin della citazione d'Abu-Ali, dopo le parole “e dicesi esser quivi (nell'Etna) miniere d'oro; ond'è che i Rûm lo chiamavano il monte dell'oro.” Quel “dicesi” potrebbe interrompere la citazione; il che gli Arabi dinotano ordinariamente con la voce “finisce” ma spesso la dimenticano.

[1088.] Vita di San Filareto presso il Gaetani, Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 113, e presso i Bollandisti, tomo I, di aprile, pag. 607.

[1089.] Presso Ibn-Scebbât, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 210.

[1090.] Mo'gem, op. cit., p. 116. L'autore non cita in questo luogo. Si vegga anche Kazwini, 'Agiâib, p. 166, seg., e nell'Athâr, p. 143, seg.

[1091.] Abu-Hâmid si trovò in quell'anno a Bagdad. Si vegga Reinaud, Géographie d'Aboulfeda, introduzione, p. CXII.

[1092.] Tohfet-el-Albâb di Gharnati, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 74, 75. Il passo del Corano a che allude l'autore è nel verso 22 della sura II.

[1093.] Kitâb-el-Asciârât di Herawi, ibid., e se ne vegga la versione inglese del professor Samuele Lee, in appendice allo Ibn-Batuta's Travels, Londra, 1829, in 4º, p. 6. Herawi venne in Sicilia dopo il 1173, e morì ad Aleppo il 1215. Si vegga Reinaud, Géographie d'Aboulfeda, Introduzione, p. CXXVII, seg.

[1094.] Si vegga in questo periodo la Storia critica delle eruzioni dell'Etna del canonico Giuseppe Alessi.