[1194.] Mo'gem, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 149. Questo passo serbatoci da Iakût, manca, come tanti altri, nei MSS. d'Ibn-Haukal che abbiamo in Europa. La carta di Istakhri lo conferma pienamente.
[1195.] Si vegga la tavola delle longitudini e latitudini pubblicata da Lelewel nell'Atlante della Géographie du moyen-âge, Bruxelles, 1850. Ibn-Iûnis, nella lista delle posizioni geografiche (p. 4) segna le seguenti:
| Sicilia (forse a Palermo) | long. | 39° | lat. | 39° |
| Tunis | 29° | 33° | ||
| Kairewân | 31° | 31° 40′ | ||
| Tripoli d'Affrica | 40° 40′ | 33° |
[1196.] Mo'gem, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 115 del testo dove si dà allo Stretto il nome di Faro.
[1197.] Op. cit., p. 114.
[1198.] Ibn-Haukal, op. cit., p. 119, il qual passo si trova soltanto nel Mo'gem. Ibn-Haukal non conoscea forse le carte greche rifatte dagli Arabi dopo Mamûn, poichè l'opera geografica ch'egli aumentò e corresse con le proprie osservazioni era quella d'Istakhri; della quale abbiamo il MS. pubblicato in fac-simile dal Dottor Moëller col titolo di Liber Climatum, Gothæ, 1839, in 4º. Quivi, a p. 39, si trova il disegno più primitivo che si possa immaginare del Mediterraneo: lo spaccato di un orciolo, nel quale il collo affigura lo stretto di Gibilterra e la pancia è piena di tre palle che rappresentano la Sicilia, Creta e Cipro. Il circolo della Sicilia s'avvicina alla curva che significa la costiera d'Affrica, ad un punto ove è scritto “Tabarca.” Questa figura ridotta alla metà, si ritrova anche nell'Atlante della Géographie au moyen-âge, del dotto Lelewel, tavola terza. Un'altra figura vieppiù strana, a p. 25 dell'edizione di Gotha, spinge la Sicilia a levante verso Tripoli.
[1199.] Journal Asiatique, IVe serie, tomo V (1845), p. 91, e Archivio Storico Italiano, App. XVI, p. 21.
[1200.] Squarcio riferito da Ibn-Scebbât, il cui testo si vegga nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 210.
[1201.] Mo'gem, op. cit., p. 114.
[1202.] Op. cit., p. 115. La merhela, “cavalcata” ossia quel tratto di strada che si percorre d'un fiato, è misura itineraria degli Arabi, un po' vaga, e diversa secondo i luoghi. Edrisi nella descrizione dell'isola, Biblioteca Arabo-Sicula, p. 48 del testo, ragiona la merhela leggiera a diciotto miglia in circa. Così gli 11 rilievi da Messina a Trapani secondo il miglio di Sicilia del tempo di Edrisi che risponde al miglio romano e all'attuale di Sicilia, tornerebbero a 198 miglia. Ma ragionando la merhela a venti miglia, quella misura sarebbe quasi esatta, poichè gli itinerarii della posta di Sicilia del 1839, portavano 172 miglia a cavallo da Messina a Palermo per le Marine, e 68 da Palermo a Trapani per via rotabile, ch'è necessariamente più lunga. Secondo lo stesso Edrisi, la giornata di cammino, diversa dalla merhela, era da 24 a 36 miglia, e in media 30. Il miglio attuale di Sicilia risponde a 1487 metri; il romano si ragiona 1481 o 1475.