[1211.] Imâd-ed-dîn, Kharîda, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 589, del testo. Questa notizia trovandosi nell'Antologia d'Ibn-Kattâ', il poeta fu anteriore al principio del XII secolo.

[1212.] Soiuti, Tabakât-el-Loghewîn, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 674. Almanzor tenne l'oficio di primo ministro o piuttosto lo scettro della Spagna dal 976 al 1001.

[1213.] Ognun sa che molte consonanti non si distinguono altrimenti che pei punti messivi sopra o sotto; e che la scrittura monumentale chiamata Cufica non ha punti, il che la rende spesso sì incerta. Ma il carattere neskhi punteggiato si usò fin dal primo secolo dell'egira, com'or lo provano varii monumenti; nè par che negli esemplari del Corano sia caduto mai equivoco su le consonanti.

[1214.] Questi si accennano con vocali e anche consonanti. Ma molte consonanti prescritte dalle forme grammaticali non si notavano allora, come il provano gli antichi esemplari del Corano. Si veggano i lavori di M. De Sacy, Notices et Extraits des MSS., tomo VIII, p. 290 segg., 355 seg., e tomo IX, p. 76, seg. La lista delle lezioni arcaiche o erronee che voglian dirsi, delle copie primitive del Corano, è molto più lunga, come si vede nei frammenti su Pergamena che possiede la Biblioteca di Parigi, Suppl. Arabe.

[1215.] Si riscontrino: Imâd-ed-dîn, Kharîda, squarcio tolto da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 598; Dsehebi, Anbâ-en-Nohâr, op. cit., p. 645, ed Hagi-Khalfa, edizione di Flüegel, tomo II, p, 209, nº 2472, tomo VI, p. 36, nº 12,632, e p. 70, nº 12,752. Il nome è dato diversamente, ma si vede l'identità della persona.

Nella Kharîda troviamo dodici versi di questo autore. I primi quattro son cavati da una elegia d'ignoto argomento; se non che vi leggiamo:

“Ed entra (il nemico o l'esercito ec.) in un deserto che ha abitatori: entra come il mare; se non che gli manca l'onda amara.

“Vedresti lor lettighe da camelo piene di nemici che portan via la preda, navigar quasi galee su le teste degli abitatori.” MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 49, v. 7, e del British Museum, fog. 37, v. 7.

[1216.] “Le gitto uno sguardo furtivo, temendo per lei gli appuntatori e le spie.

“E vorrei lamentarmi seco di questo immenso affetto, ma non oso; tanto è il mio pudore!