[1224.] Imâd-ed-din, Kharîda, estratti dalla Dorra d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 597 e 592. Del primo abbiam due versi tolti da un'elegia ed un epigramma in altri due versi; del secondo due soli versi; ed altrettanti del terzo.

Ecco l'epigramma di 'Atîk, nella Kharîda, MS. di Parigi, fog. 46 verso, e del British Museum, f. 35 verso.

“Non temer (il soggiorno) di un poderetto presso picciol paese; chè là dove si respira, si mangerà.”

“Iddio scompartisce il nutrimento a tutte le creature, e il tribolarsene è da stolto.”

[1225.] Ibn-Besckowâl, op. cit. all'articolo: Khelef-ibn-Ibrahim-ibn-Khelef, soprannominato Ibn-Hassâr, il quale nacque il 427 e morì il 511 (1036-1117).

[1226.] Ancorchè le due sorgenti della sua biografia lo chiamino entrambe Sikilli, pure Imâd-ed-dîn lo mette tra i poeti dell'Africa propria, senza spiegare il perchè.

[1227.] Si riscontrino: Imâd-ed-dîn, Kharida, estratto della Dorra d'Ibn-Kattà', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 604 del testo, e Dsehebi, Anbâ-en-Nohâ, op. cit., p. 647. Il primo dà il nome di Mohammed Ibn-Abi-Bekr, il secondo di Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Abd-Allah; ma la supposta causa della morte, raccontata da entrambi con poco divario, non lascia dubbio su l'identità della persona. I versi, che son sette, si leggono nella Kharîda. Il misero pazzo dice che versava a un tempo lagrime e sangue; e finisce così:

“Oh! sventura, amici miei, fui ferito; e non v'accorgeste che mi fiedean le spade di due pupille.”

“Il fegato mi si è versato nel petto. E fino a quando vedrò alternar la mattina e la sera, cruciato sempre dall'amore?” MS. di Parigi, fog. 133 recto, e del British Museum, fog. 100 recto.

[1228.] Si vegga la pregevole monografia malekita di M. Vincent, intitolata Études sur la loi musulmane, Paris, 1842, in 8º.