Probabilmente è questi lo Sceikh Siciliano che veggiamo nell'antica compilazione malekita anonima, intitolata Sciarh-el-Ahkâm, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 480, fog. 85 verso; e il Siciliano citato da Agihûri nell'altro Commentario sopra Khalîl, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 397, vol. I, fog. 390 recto. Secondo una lista messa a capo delle glose di Ahmed Zurkani all'opera di Khalîl, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 402, fog. 1 recto, la citazione Sikilli indicava sempre Mohammed-ibn-Iûnis.

[1260.] Si vegga sopra la nota a pag. 478.

[1261.] Ibn-Besckowâl, op. cit., nell'articolo di Soleiman-ibn-Iehia. Costui, tornato a Cordova, vi professava dritto malekita nel 478 (1085). Credo Abd-el-Hakk discepolo d'Ibn-Iûnis, perchè lo Sciarh-el-Ahkâm, dà su l'autorità sua una sentenza d'Ibn-Iûnis, l. c.

[1262.] Hagi-Khalfa, edizione Flüegel, tomo II, p. 479, nº 3785.

[1263.] Makkari, Analectes sur l'histoire ec. d'Espagne, testo arabico, tomo I, p. 917. I Detti arguti son tra le venti opere celebri che accennò in cinque versi il letterato spagnuolo Ibn-Giâbir, morto in Aleppo il 780 (1378), delle quali Makkari dà i titoli compiuti.

[1264.] Ibn-Besckowâl, op. cit. all'articolo: Thâbit, Sikilli.

[1265.] Makrizi, Mokaffa', nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 664. Rebe'i è nome etnico che si riferisce a famiglie di varii ceppi arabici: Nizâr, Azd, Temîm, Kelb, ec. V'ha nella raccolta del Di Gregorio, p. 171, la iscrizione sepolcrale d'un Rebe'i, morto il 1026.

[1266.] Ibn-Besckowâl, op. cit., al nome d'Ali-ibn-Othmân: Il titolo dell'opera è Loma'-fi-Asl-el-Fikh. Il nome etnico dell'autore forse va letto “Adserbi” e significherebbe “oriundo dell'Aderbaigiân.” Ali potrebbe per avventura essere il medesimo di cui rimanea nel Museo di Daniele l'iscrizione sepolcrale citata nella nota precedente; dove la voce Rebe'i è preceduta da altre che mancano, fuorchè la sillaba an, ch'è appunto la desinenza del nome patronimico Othmân. In tal supposto, l'andata in Spagna tornerebbe nei primi venticinque anni dell'XI secolo; nè parrebbe inverosimile che l'erudito mercatante fosse ito a morire a Napoli, o Salerno.

[1267.] Ibn-Besckowâi, op. cit., a questo nome. Il titolo dell'opera è Tebsira-fil-Fikh; la quale manca in Hagi-Khalfa, al par che la precedente.

[1268.] Makrizi, citato da Sacy, Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 196. Su l'officio di mohtesib, si vegga qui sopra la p. 8, Lib. III, cap. I.