[1269.] Kharîda, d'Imâd-ed-dîn, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 604. Un giorno il cadi entrando nella stanza del primo ministro Afdhal, vistogli dinanzi un calamaio d'avorio intarsiato di corallo, improvvisò:

“Per divina possanza si ammollì il ferro nelle mani di David, sì che il filò in maglie come gli piacque.

“Ed ecco arrendevole a te il corallo, pietra che l'è, forte e schiva al tratto.”

Un'altra volta, avendo fatto Afdhal condurre un canale infino al villaggio di Karâfa presso il Cairo, il cadi che possedea quivi una casa ed un orto, gli domandò l'acqua per la casa. Il fece in sette versi, nei quali descrivendo gli alberi intristiti del suo giardino, conchiude così:

“All'udire il lamento del bindoli (sul canale, gli alberi) dicono con favella d'afflitto innamorato:

“Veggo l'acqua ed ardo di sete, ma ahimè non ho modo di andarvi a bere.”

V'han di lui pochi altri versi erotici.

[1270.] Hagi-Khalfa, edizione Flüegel, tomo IV, p. 398, nº 8978. Ibn-Ge'd è chiamato sceikh, cioè dottore, e imâm, cioè principe, onoranza che già dai capi di scuola scendeva ai dotti di minor nota.

[1271.] Mo'gem nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 114.

[1272.] Hagi-Khalfa, edizione di Flüegel, tomo VI, nº 13,437, p. 265.