[1279.] Mo'gem, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 114.
[1280.] Il biografo scrive che costui ietekallam, cioè litteralmente “ragionava;” ma il significato proprio è “ragionava secondo la scuola teologica detta degli Arabi Kelâm, che torna quasi alla nostra teologia scolastica.” Si vegga Renan, Averroës et l'Averroïsme, p. 79-80.
[1281.] Homaidi aggiugne ch'ei “trattava anche le scienze” (olûm): si deve intendere dunque d'altre scienze che la teologia, e però legge, o matematiche o filosofia.
[1282.] Il breve cenno biografico di costui si legge nel Gedswet-el-Moktabis di Homaidi, MS. della Bodlejana, estratto, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 578. Ibn-Besckowâl, Ms. della Società Asiatica di Parigi; al nome di Alî-ibn-Hamza, copia il cenno di Homaîdi.
[1283.] Si vegga la bella prefazione di M. De Sacy agli estratti delle Vite de' Sufiti di Giâmi, dei quali diè il testo persiano e la traduzione francese, aggiungendovi il testo arabico e versione d'un capitolo dei Prolegomeni d'Ibn-Khaldûn, Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 287, segg.
Ibn-Khaldûn sembra molto proclive alla dottrina sufita, di che riferisce l'origine ai compagni di Maometto; e si sforza a spiegare l'estasi sufita con la doppia sorgente delle percezioni umane dalle sensazioni esteriori e da disposizioni interne che gli parea non dipendessero da quelle, come gioia, tristezza ec.
M. De Sacy nota la somiglianza con alcuna setta indiana, e la probabilità che i Musulmani avessero conosciuta questa in Persia, li primo che abbia preso nome di Sufita si crede un Abu-Hâscim, verso la metà del secondo secolo dell'egira ed ottavo dell'èra cristiana; ma la dottrina si sviluppò più tardi, l'ordine forse nel X secolo, e la vestizione della Khirka alla fine, com'ei pare, dell'XI. Argomento ciò dal trattato sufita di Sadr-ed-dîn-Kunewi, morto il 673 (1274), MS. di Parigi, Ancien Fonds, 426, poichè il mistico mantello era pervenuto a costui, per una seguenza di nove superiori, da un Mohammed Scîli, dal quale in su non si ricordava vestizione, ma soltanto “Sodalizio e insegnamento;” e questo risaliva ad Ali. Giâmi, che visse nel XV secolo, riferiva la vestizione ad Ali stesso: ed è naturale che con l'andar del tempo crescessero le imposture della setta.
[1284.] Si vegga la p. 480.
[1285.] Il titolo del Dalîl-el-Mokâsidin “Guida dei Cercatori” sa di sufismo; poichè “cercare”, nel gergo della setta, accennava alla perfezione spirituale, allo spirito divino che si dovea trovare in fondo dell'anima.
[1286.] Si vegga il Lib. III, cap. XI, p. 228 e segg. di questo volume.