[1348.] Op. cit., tomo V, p. 151, nº 10, 492.
[1349.] Op. cit., tomo V, p. 44, nº 9853.
[1350.] L'uno intitolato: Il Salutifero nella scienza della versificazione, si trova in Hagi-Khalfa, op. cit., tomo IV, p. 7, nº 7384. L'altro è all'Escuriale col titolo di: Eloquente prosodia in compendio che (tutto) abbraccia. Si vegga Casiri, Biblioteca Arabo-Hispanica, tomo I, p. 82, cod. CCCXXIX.
[1351.] Catalogo dei MSS. arabi del British Museum, Parte II, p. 281, nº DXCVII.
[1352.] Hagi-Khalfa, op. cit., tomo V, p. 136, nº 10,395. Il dotto editore traduce “Liber de Palatiis eorum nominibus et naturæ descriptione, alphabetice dispositus,” supponendo così un errore nel pronome loro ch'è replicato due volte nel testo, e che non si può dire se non di persone; e tenendo Kisâr come plurale di “palagio,” la qual forma se pur si può ammettere, è inusitata. Inoltre una descrizione di palagi, senza dire di qual paese, mi sembra opera troppo aliena dagli studii d'Ibn-Kattâ'. Però mi è avviso di ritenere la lezione loro, che trovo altresì nel MS. di Parigi, e di considerare Kisâr, come plurale di Kasîr, “breve, corto, nom corto d'ingegno e di qualità, imperfetto” che si legge nel Dizionario di Meninski. Sarebbe allora un dizionario biografico di “Scrittori minori,” come noi diremmo. Del resto avverto che il più delle volte è impossibile di tradurre con certezza i titoli dei libri arabi, quando non si sappia l'argomento, o non si abbia alle mani tutta l'opera, per comprendere quegli enimmi.
[1353.] Hagi-Khalfa, op. cit., tomo IV, p. 145, nº 7901, e tomo VI, p. 109, nº 12,867. Lo cita anche l'autore del Mesâlik-el-Absâr, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 656. Mi è parse bene rendere la prima voce col significato proprio di Sali. Gli Arabi l'adoperarono a un dipresso come noi al traslato, per significare “bellezze letterarie, espressioni vivaci ec.”
[1354.] Ibn-Khallikân, l. cit., e tomo III, p. 190 della medesima versione inglese. Ma Hagi-Khalfa attribuisce ad altri l'opera così intitolata, e nelle altre notizie biografiche di Ibn-Kattâ' non se ne fa parola.
[1355.] Si vegga il Dizionario arabico di Freytag, tomo III, p. 170.
[1356.] Ibn-Khallikân, l. c., afferma che Ibn-Kattâ' lasciò molte poesie; e ne dà per saggio tre squarci, un dei quali non si trova negli estratti che ce ne serba. Imâd-ed-dîn nella Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 20 verso a 22 recto, e MS. del British Museum, Rich. 7593. Il Soiuti, nel Tabakât-el-Loghewîn, in fin della biografia d'Ibn-Kattâ', dà altri 13 versi, che ho copiati dal MS. del Dottor John Lee, ma non si trovano in quel di Parigi. Abbiamo nella Kharîda il primo verso d'una sua Kasîda a lode di Afdhal, e frammenti di cinque altre.
[1357.] A ciò parmi che alludano i tre versi trascritti da Ibn-Khallikân, op. cit., “Consume not this life ec.” nella versione inglese di M. De Slane, tomo II, p. 266.