“Se mai sitibondo bevesti dell'acqua a lunghi sorsi, (sappi) che ciò è nulla al (paragone del) mio (contento a) baciarla in bocca.”

[1411.] Non potendo lasciare addietro le accuse contro la società di cui ricerchiamo la storia, ho pubblicato nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 590, quest'epigramma; e qui, a malgrado mio, lo traduco. Ma non si può affermare che Ibn-Tûbi lo avesse scritto piuttosto in Sicilia, che in Oriente o in Affrica.

“Con questi versi descrisse un r....... eccellente in suo mestiere:

“Quel dai grandi occhi negri che torcea lo sguardo da me, mandaigli a dire l'intento mio per un mezzano;

“Ed ecco che questi il mena seco sotto mano, cheto cheto, come flamma (di lampada) si tira l'olio.”

[1412.] Si vegga qui sopra a p. 515. Ecco i versi che troviamo nella Kharîda, tolti probabilmente da una Kasîda, dei quali ho dato il testo nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 591.

“I miei son tal gente, che, quando l'unghia di destrieri leva sotto le nubi (del cielo) nubi di polvere,

“I brandi loro lampeggiano e mandano sangue dal taglio, come scroscio di pioggia.

“Terribili altrui, difficili a maneggiare, or s'avventano ad Himiar ed or a Cesare:

“Difendono lor terra, ch'altri non entri a pascervi; troncano ogni mal che sopravvenga.”