Non ho bisogno di avvertire che questi ultimi sono dei ministri dell'eterna giustizia, a credere dei Musulmani. Il Babek nominato nel primo squarcio è il ribelle comunista al quale accennai nel Lib. III, cap. V, p. 113 di questo volume; e Ifscîn, il capitano turco che il vinse. La lezione “un alto mente” è la sola che mi par si possa sostituire ad una voce del testo che non dà significato (Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 593, nota 8), e si adatterebbe al signore di Castrogiovanni. Infine i guerrieri caduti nelle mani di Redhwân e Malek, dovrebbero essere i Cristiani.
[1414.] Akhbâr-el-Molûk, di Malek-Mansûr principe di Hama, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 612, 613. Il nome compiuto di questo poeta si ha da Nowairi. Il Nâsir-ed-dawla, citato qui è il secondo della casa di Hamadân, che portò quel titolo; il quale, costretto a fare il capitano di ventura in Egitto, rinnovò al Cairo gli esempii degli emir el-Omrâ di Bagdad, e d'Al-mansor a Cordova, e in fine fu ucciso il 465 (1072).
[1415.] Nowairi, Storia d'Egitto, nella Biblioteca Arabo-Sicula, l. c., in nota. Ibn-Modebbir entrò in officio il 453 (1061). Il riscontro del nome e del tempo mi fan supporre che il poeta sia il grammatico del quale parla Soiuti, e il dice maestro dello egiziano Omar-Ibn-Ie'isc, il quale alla sua volta diè lezioni in Alessandria il 498 (1104). Biblioteca Arabo-Sicula, p. 678.
[1416.] Akhbâr-el-Molûk, l. c.
[1417.] Cioè degli Arabi di Medina.
[1418.] Mawkifi, vuol dire oriundo di Mawkif borgata di Bassora. Delle due Kasîde, ove si ricorda questa famiglia, la prima fa le lodi d'un Mohammed, (fog. 2 recto), e la seconda d'un Abu-l-Fereg (fog. 10 recto), che ben potrebbe essere la stessa persona. Cito la copia del MS. dell'Escuriale che mi fu donata dal conte di Siracusa.
[1419.] Degli eruditi Arabi, i soli che faccian parola di Bellanobi, sono Iakût, Mo'gem nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 108, all'articolo Billanoba, e l'editore dei dugentotrentasei versi di questo poeta che si trovano nel codice dell'Escuriale, CCCCLV del catalogo di Casiri. Questi lesse il nome etnico Albalbuni, e suppose scritti i versi a lode di principi siciliani e in particolare d'Ibn-Hamûd. Si vegga il di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 237, e la nota scritta a capo del codice dell'Escuriale, ch'io ho pubblicato nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 680, dove il detto nome è dato con tutti i segni ortografici, Bellanobi. Quivi anche si legge che il giurista Abu-Mohammed-Abd-Allah-ibn-Iehia-ibn-Hamûd, Hazîmi, avea recitato in Alessandria all'editore, l'anno 513 (1119), que' versi di Bellanobi sentiti di sua propria bocca, e varii squarci d'Ibn-Rescîk e d'altri poeti non siciliani. Questo Ibn-Hamûd non era della famiglia Alida di tal nome che regnò in Spagna e ne venne un ramo in Sicilia, ma della tribù d'Hazîma ch'apparteneva a quella di Nahd, e però alla schiatta di Kahtân.
Ecco alcuni versi della citata elegia:
“Ottima e santissima delle madri, m'hai gittato in seno un'arsura, che il fuoco non l'agguaglia.
“Tra noi si frappone la distanza dell'Oriente all'Occidente; e pure giaci qui accanto, la casa non è lungi da te!